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Posts Tagged ‘famiglia’


Scusate se parlo ancora di hockey in pochi giorni ma la notizia e’di quelle essenziali, specie per una cittadina come Jönköping. E poi non vi potevo di certo lasciare con la curiosità di sapere l’esito delle finali.
Per tutti quelli che mi conoscono: non vi preoccupate, non sto diventando un maniaco di hockey; chiunque mi abbia visto a suo tempo pattinare sul ghiaccio capisce quanto questo non possa davvero essere il mio sport.

Sabato sera si è consumato il trionfo della squadra cittadina di hockey, l´ HV71. La piccola Jönköping, città di centomila abitanti, ha distrutto la grande capitale!! “Siamo noi, siamo noi, i campioni della Svezia siamo noi”

Al fischio finale si è scatenata la festa. Una Jönköping inusuale per me, abituato ad una città silenziosa pulita e civile. Per un momento la piccola cittadina svedese si è trasformata in una rumorosa Mombay. Le regole sono state ufficilamente abolite visto l’evento straordinario. Macchine strombazzanti, in una città dove il clacson è davvero usato raramente e gente inpazzita di gioia e felicità. Amicizie ritrovate dopo lunghi silenzi, sconosciuti che si abbracciano e si baciano come se si conoscessero da anni, giovani che ritornano a rispettare gli anziani se bardati con i colori della squadra locale. Jönköping e’ diventata per l’occasione una enorme grande famiglia. E io ho fatto parte della famiglia, per un poco, strappando anche qualche abbraccio e qualche pacca amichevole sulle spalle da gente che mai mi aveva rivolto la parola fino ad allora.

La sera c’erano davvero tutti in giro. Indie, raggare, fjortis, bratt tutti trasformatisi per l’occasione in uno speciale gruppo, i jersey, come sono chiamati i ragazzoni che vanno in giro con enormi magliette di hockey con la scritta HV71.

L’alcool è sceso a fiumi, per la felicità di gestori e proprietari di discoteche. Gli affari fatti dai venditori di magliette è senza prezzo, cosi’ come l’incazzatura dei poliziotti che hanno dovuto fare un super lavoro straordinario. E’ stata la notte piu’ pazza dell’anno ed i festeggiamenti sono continuati fino a tarda notte.
Poi sono cominciate le risse, ma questa è un’altra storia, l’inizio di una nuova appassionante stagione…

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Dedico queste parole a tutte le persone che hanno avuto il coraggio o la pazzia di partire allo sbaraglio senza avere propriamente un terreno stabile sotto i piedi e, pur non essendo “cervelli in fuga”, han deciso ugualmente di prendere la strada piu’ ardua per realizzare un sogno, per seguire un amore, perchè offesi dalla realtà italiana quotidiana.

Dedico le mie prime parole a tutte le persone che soffrono la solitudine, che hanno nostalgia delle proprie radici, che hanno difficoltà ad adattarsi ad una realtà completamente nuova, ad abitudini sostanzialmente differenti, ad una lingua difficile e diversa. Un augurio a tutti loro di superare gli enormi ostacoli e di non pentirsi mai delle proprie scelte.

Dedico le mie parole: a mio padre, che per anni ha lavorato per darmi possibilità ed istruzione e che ha dovuto subire l’ennesimo dolore con la mia partenza; a mia madre, che difficilmente leggerà mai questo blog; a tutti i miei amici, quelli che mai mi negano un abbraccio ogni volta che torno a Milano e quelli sparsi per il mondo alla ricerca di fortuna; dedico queste parole alla mia ragazza, che mi è di grande aiuto nei momenti di sconforto e che non smette mai di credere in me.

Incomincia il viaggio!

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