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Qualche anno fa il ministro dell’economia italiano del tempo, Tommaso Padoa Schioppa, rese popolare e fece entrare nell’uso quotidiano la parola “bamboccioni”, per riferirsi ai giovani italiani che non lasciano casa di mammà prima dei 30 anni. La storia dei ragazzi italiani mammoni è famosa anche all’estero. Spesso i giovani italiani sono etichettati in quel modo.

Volevo parlare un poco delle condizioni dei giovani svedesi. Si fa un gran parlare di come al Nord a vent’anni i ragazzi hanno già una casa e un lavoro.

Alcuni dati

-Al momento della nascita di un individuo, lo stato svedese dà un contrìbuto per ogni bambino pari a 100 euro, ogni mese, finchè il ragazzo o la ragazza vichinga non abbia compiuto 19 anni. Il che significa contribuire inizialmente per spese come pannolini, vestitini, cibo e tutto il necessario per un neonato. Quando il ragazzo cresce, diciamo intorno ai 13 anni, quei soldi si trasformano in “paghetta”. A 13 anni magari i ragazzi hanno solo 3 euro di quei cento mensili, ma dopo i 15 – 16 anni i ragazzi si trovano a ricevere l’intero ammontare della cifra, arrivando ad accumulare un bel capitale alla fine del periodo scolastico

-La scuola in Svezia, a tutti i livelli e per tutte le facoltà, è completamente gratuita. Non solo scuole primarie e secondarie, ma addirittura università e master. Non solo. Fino al periodo delle scuole superiori lo stato paga anche libri, quaderni, diari e persino le penne per scrivere e i compassi. In Italia i ragazzi già dalle elementari devono portarsi la carta igienica da casa.

-Durante l’università lo stato svedese dà un contributo-studio ad ogni singolo studente pari a circa 250 euro mensili. In aggiunta a quei soldi i ragazzi possono chiedere un prestito agevolato sempre allo stato pari fino a 500 euro mensili. Il prestito verrà ovviamente restituito nell’arco della vita, ma i soldi verranno resituiti solo nei periodi lavorativi. I periodo di disoccupazione non portano obblighi verso il pagamento di tale prestito. Si capisce come con i classici 700 euro mensili si possa decidere di trovare casa ben prima dei 30 anni.

-In estate tutti i ragazzi svedesi lavorano, a partire dall’età di 15-16 anni. Le condizioni economiche sono favorevoli, perchè tutte le persone che partono per le vacanze non lasciano il posto vuoto, ma vengono sostituiti da lavoratori stagionali, appunto estivi, costituiti per la maggior parte da studenti. Gli stipendi svedesi sono piuttosto alti, il che significa che ogni estate i ragazzi mettono via un po’ di soldi per viaggiare durante l’anno e per le spese quotidiane.

Per completezza bisogna però aggiungere che gli svedesi sono responsabilizzati sin dalla giovane età. Se lavorano ma sono a casa dei genitori, devono lasciare una percentuale dello stipendio per la cura della casa e per il cibo che consumano. Dai 20 anni in su i genitori cominciano a spingere i ragazzi a trovarsi un lavoro e andarsene di casa. Le scuole svedesi, insieme alle materie consuete, insegnano come curare la casa, come cucinare, come stirare e come fare le classiche riparazioni casalinghe. Questo porta conseguenze sul livello culturale medio(ma non credo che il livello culturale medio dei nostri ragazzi sia cosi’ superiore, anzi…) ma li aiuta a non ritrovarsi disperati nel momento di cominciare a vivere da soli. Inoltre c’è qua l’abitudine di trovarsi un lavoro subito dopo il liceo e ben prima di iniziare l’università si mettono via i soldi e si prende tempo per il futuro. Aggiungo che gli svedesi prendono spesso un anno sabbatico di viaggio(avendo accumulato già a 18 anni un bel po’ di denaro) per viaggiare e lavorare all’estero. Questo li fa crescere come persone e gli fa conioscere le lingue straniere perfettamente.

Il sistema funziona bene, secondo il mio modo di vedere. Funziona bene per un principio semplice e fondamentale. Qui tutti pagano le tasse. Se tutti pagano le tasse, tutti hanno benefici e la società funziona. Come già detto qui si ha l’ostracismo morale verso le persone che non contribuiscono al benessere collettivo col pagamento delle tasse. E’ una splendida lezione da imparare.

Oggi è la festa della Repubblica in Italia, voglio ricordare la costituzione italiana, in particolare l’articolo 53: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

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