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Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Mi sembra che si sia parlato poco in giro per il globo dell´11 novembre 2011. Una data che alla fine, come sempre accade, è stata un pacco totale. A Jönköping invece si è preparato il più grande degli spettacoli in occasione di un’importante apertura.

Infatti, l’11 novembre ha aperto il grande teatro per concerti di Jönköping. L’ho vista
davvero crescere questa creatura! Quando sono arrivato qui c’erano solo le
fondamenta, le case degli operai e gli immancabili vecchietti che commentavano
i lavori. Adesso invece il topolino ha partorito una montagna.

Il nome con cui Jönköping farà il giro del mondo è “Spira”. La giuria ha assegnato il nome dopo un concorso tra gli abitanti con queste motivazioni:  “il nome rappresenterebbe sia gli specchi che compongono il teatro all’interno e all’esterno sia l’ idea di una cultura da rinforzare e da portare in alto”. Io il termine non lo conosco, voi lo svedese non lo parlate, quindi potrei inventarmi qualsiasi cagata sul significato.

Il nome è stato scelto tra più di 400 proposte. E la proposta di chiamarlo Kulturhuset Spira (casa della cultura Spira) ha lasciato perplesso più di un cittadino. Qualcuno
ha addirittura previsto sciagure e fiaschi per un tale nome. Di certo non era perplesso il lettore che ha inventato il termine. Per lui niente gettoni d’oro o viaggi meravigliosi ai Caraibi. Ma due biglietti per assistere a quattro appassionanti
ore di lirica, in italiano o in tedesco possibilmente.

Comunque al di là delle polemiche, tutta la città si è ritrovata alle 6 di sera vicino al ponte per assistere alla grande inaugurazione. 25000 persone nonostante il termometro per la prima volta fosse sceso sotto lo zero. Il ponte era stracolmo di persone. Tutti entusiasti a urlare il loro motto “Ich bin ein Jonkopingare”.

spira

Devo dire che le cose sono state fatte in grande. Un’enorme orchestra, un coro di migliaia di persone, cantanti famosi. Tutto è iniziato con i “carmina burana”. Poi sono
arrivati attori ed elicotteri, giocolieri e zattere infuocate. Una cosa così da
queste parti non si era mai vista!

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La tipica estate svedese é ormai ampiamente alle spalle. Un italiano che si trasferisce  in Svezia trova sempre qualcosa di cui lamentarsi quando si parla del tempo. Troppa pioggia, troppo fresco, troppo poco sole.

La mia estate al fresco è stata dura da sopportare, ma per la mia ragazza lo è stato anche di piú. Infatti, oltre la naturale fastidio per l´estate che non arrivava c´era un giovane vecchio in casa sua(io) che non faceva altro che lamentarsi del tempo(svedese) e del governo(italiano).

Il sollievo di tornare sotto il bel sole italico è stato immenso, più delle altre volte. Il rito di ogni viaggio di ritorno è quello di voltare il viso verso il sole non appena tocco il suolo italico, una sensazione meravigliosa. Ma la situazione è degenerata anche in questo idillio. Mi sono infatti trovato nel bel mezzo del caldo torrido africano, con un ventilatore che sparava solo aria ardente ed un letto caldo come un condotto vulcanico. Risultato: due settimane di lamentele con la mia ragazza al telefono.

Una cosa di cui però volevo parlare oggi era il rapporto degli svedesi verso il freddo. Il concetto che voglio dimostrare è che gli svedesi sono talmente abituati a vivere in un clima rigido e a temperature da brividi che anche quando finalmente la temperatura raggiunge livelli decenti, trovano comunque il modo di soffrire per il freddo. Farò tre esempi della mia esperienza personale per confermare la mia tesi:

1)Pieno luglio. Giornata non proprio torrida ma accettabile. Gli svedesi sono mezzi nudi a causa dei 23 gradi. Io mi accontento del fatto di poter finalmente lasciare il golfino a casa e uscire in maniche corte. Sfortuna vuole che debba andare, proprio quel giorno, a fare la spesa al supermercato. Appena entrato, vengo assalito da una raffica di aria condizionata da far rabbrividire. Sembra tornato di colpo l´inverno. I banchi frigo sono pompati a palla a mo’ di monito verso i poveri abitanti di Jönköping: “Ricordati che il freddo è sempre in agguato”. Non ho mai più fatto la spesa con le maniche corte.

2)Gli svedesi adorano le belle giornate e gradiscono soprattutto prendere il sole, ma non quando sono in macchina. Appena si presenta una bella giornata di sole, i finestrini non vengono più tirati giù. Niente gomito sul finestrino e musica tamarra sparata in giro per la città. Qui si apre solo il condizionatore. Al massimo. Non entrate in macchina con uno svedese d´estate, passerete gelidi momenti.

3)Quando il sole finalmente sconfigge la concentrazione di nuvole che giornalmente si accaniscono contro la Scandinavia, quando finalmente diventa piacevole sdraiarsi sull’ erba e leggersi un bel libro godendosi il sole tiepido, gli svedesi devono cercare per forza la sofferenza. E così a temperature che in Italia non sarebbero di certo considerate balneari, gli svedesi si buttano in acqua qualunque sia la temperatura dell’ acqua. I risultati sono grossi raffreddori, momenti di sofferenza e grandi brividi di freddo.

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Mi dispiace per il lungo silenzio. E’ stato un periodo un pò impegnativo. In questo periodo sto cercando di fare dell’insegnamento il mio unico mestiere, per questo ho meno tempo da dedicare al blog. Mi prometto di ricominciare a scrivere con la bella stagione, che in Svezia si incomincia finalmente a manifestare dopo le dure settimane di aprile quando il maledetto termometro di google mi segnava implacabile, la grossa differenza tra i sei gradi della bella cittadina svedese ed i trenta di Milano. Sono sopravvissuto anche a questo, ormai il resto dell’anno è in discesa.

Rompo il silenzio anche per pubblicare, per chi ne fosse interessato, l’intervista richiestami dal sito paperblog e che proprio oggi verrà pubblicata a piena pagina. Per me è un onore che voglio condividere con tutti quelli che leggono o che si trovano per caso su questo sito.

1)Innanzitutto, chi c’é dietro Diario di un esule in Svezia ?

Sono Luca, ex milanese di 32 anni ormai in Svezia da due anni. Vivo in una cittadina svedese, Jönköping. Per i (molti) che non hanno la minima idea di dove si trovi, basta tracciare una linea immaginaria che unisca Stoccolma e Götebörg. Lì, nel mezzo, immersa tra laghi che sembrano oceani e boschi che sembrano foreste equatoriali mi trovate. Ho una grande passione per i viaggi, la storia, il calcio. Tutta roba che non dà da mangiare! Ho sempre avuto il pallino dell’esperienza all’estero ma, col senno di poi, devo ammettere che senza una grande motivazione, non credo avrei mai avuto il coraggio di lasciare tutto e ricominciare daccapo. Mi piacerebbe dire con sicurezza “e il treno io l’ ho preso e ho fatto bene” ma ho bisogno di più tempo per sbilanciarmi tanto! Vivere in Svezia mi ha fatto diventare un amante della vita all’aria aperta. Sembra contraddittorio ma solo dopo avere passato un inverno scuro e rigido puoi trovare davvero la felicità estrema in una semplice giornata di sole.

2) Da quanto tempo possiedi un blog e perché hai deciso di aprirne uno?

Da più di un anno scrivo in italiano per descrivere quello che penso della Svezia. Da qualche mese ho aperto anche un blog in lingua svedese in cui parlo dell´Italia e che mi serve anche a sponsorizzare la mia attività d´insegnante. Lo stimolo ad aprire il blog “diariodisvezia” mi è venuta dalla passione della scrittura e dal desiderio di non perdere del tutto i contatti con la madrepatria. Nonostante i soliti “Oh, non perdiamoci di vista” che si fanno al momento della partenza è molto complicato mantenere i rapporti con tutte le persone che ti vogliono bene. La corrispondenza via mail è una faccenda molto più complicata di quanto si immagini . Cosi volevo un po’ raccontare a tutti quelli che mi conoscono il nuovo mondo in cui vivo. Nel mio piccolo vorrei anche essere una sorta di guida per tutti coloro che passano dalla parola ai fatti e decidono di lasciare davvero l’Italia. E’ un passo enormemente difficile, l’intenzione è quella di essere d’aiuto verso tutti quei coraggiosi che partono allo sbaraglio per dare una svolta, di qualsiasi tipo, alla propria vita. Per ora non ho ancora ricevuto insulti pesanti, quindi credo di non avere fatto malissimo…

3) Da dove trai ispirazione per gli articoli del tuo blog?

Ho sempre chiacchierato molto con i compagni di viaggio che incontravo per la strada. Il confronto tra le diverse abitudini e le mentalità differenti erano sempre uno degli argomenti più interessanti e  popolari. Tanti dialoghi con svedesi e soprattutto i profondi confronti e a volte conflitti culturali con la mia ragazza mi han portato a scoprire le differenze e a cercare di capire le motivazioni di tali differenze, da che retroterra culturale nasce. Non sapete la lotta tra la mia mentalità leggermente macista (fortuna che non sono un estremista in questo senso) e l’uguaglianza quasi totale raggiunta dalla donna svedese, emancipata, forte e libera.  Da tutti questi confronti e scontri nascono buona parte degli spunti per gli articoli. Ma anche notizie curiose di giornale, avvenimenti importanti, fatti storici

4) Quando smetti i panni del blogger, di cosa ti occupi?

Lavoro come insegnante di italiano e faccio altri lavoretti per arrotondare. Mi sono laureato in scienze politiche ma l´arte di arrangiarsi e l´esigenza di reinventarsi per trovare una posizione in una società in cui sei automaticamente retrocesso a causa del problema linguistico mi ha portato a scoprire il mestiere dell´insegnamento. Non ho mai studiato da insegnante ma mi sono trovato molto a mio agio ad insegnare regole grammaticali e caratteristiche culturali dell´Italia, che qui in Svezia è molto popolare. All’inizio può essere leggermente noioso dedicare due ore alla pronuncia di “bruschetta” e “Michelangelo” che qui leggono rigorosamente come se l’h non ci fosse, ma non potete immaginare la soddisfazione di veder crescere il loro vocabolario e la loro espressione. E’ come creare l’universo

5) Un pregio e un difetto di Paperblog.

Mi piace paperblog. Mi  ha dato la possibilità di far conocere gli articoli che scrivevo. E´proprio questo il pregio maggiore. Individuare argomenti interessanti e dargli spazio anche se non sono parte della discussione generale, se non fanno parte degli argomenti caldi in quel momento trattati dalla maggior parte dei media. Non è facile raccontare dei difetti. Non per piaggeria o perché il sito sia perfetto, ma lo trovo comunque molto gradevole per lo scopo che si prefigge. Se si vuole trovare qualcosa da migliorare, devo dire che non mi farebbe proprio schifo essere pagato per gli articoli esposti in prima pagina. Sarebbe una bella ricompensa per tutto il tempo dedicato alla scrittura.

6) E per finire, dal tuo blog traspare un grande amore perla Svezia e quello che ha da offrire. Ci sembra che il tuo trasferimento sia un’esperienza assolutamente riuscita. Ti senti davvero così ben integrato, o l’idea di un ritorno in patria non è proprio da escludere?

La vita dell´emigrato è ben più complicata di quanto faccia trasparire sul mio blog. Ci sono spesso persone che accusano noi blogger che scriviamo dall´estero di volere dimostrare al mondo che abbiamo vinto la nostra sfida. La vera ragione non è quella, almeno nel mio caso e credo anche da parte degli altri. Scrivo per raccontare e per fare divertire. Non mi piace scrivere troppo sul mio privato e quindi raccontare in dettaglio le gioie ma anche i dolori del vivere lontano da casa. Il blog ha un tono quasi sempre ironico e leggero, non vuole essere un diario della mia vita, nonostante il titolo. Vivere in Svezia non è male ma a volte sembra strano immaginare di non vivere mai più in Italia, dove bene o male ho passato la maggior parte della mia vita, quindi non escludo nessun tipo di scelta. Specialmente le sere di febbraio più di una volta mi sono ripetuto “ma che cavolo ci faccio qua?”. Immagino sia normale nei momenti difficili. Ovvio che penso a volte a tornare indietro e poter rendere finalmente i miei genitori felici del mio ritorno, ma ci sono molte condizioni che rendono la vita molto più facile in Svezia che in Italia. Ho molti amici in Italia che si barcamenano tra un contratto e l´altro e hanno difficoltà a sopportare la vita dell´eterno precario. Lo svedese medio a 30 anni ha molte più possibilità di costruirsi casa e famiglie sicure, avendo più diritti, stabilità e salari migliori.

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Questo post lo volevo dedicare alle domande piu’ “curiose” che mi sia capitato di sentire da quando vivo da queste parti a proposito della Svezia. Ne ho sentite tante, ma mi limiterò alla top ten anche perchè la maggior parte delle domande gira sempre intorno allo stereotipo Svezia/biondi/freddo/slitta/ghiacci perenni.

Tranquilli. Ci sarà anche una parte dedicata alle domande degli svedesi sull’Italia…

Ma la top ten non vuole solo mostrare le domande a cui sono stato persino costretto a rispondere seriamente, magari con un sorriso imbarazzato, ma vuole anche aiutare a superare alcuni pregiudizi radicati e a non fare la figura del tonto quando vi capiterà di abbordare la ragazza o il ragazzo svedese di turno.

10) Esistono in Svezia i personaggi famosi?

No, gli svedesi devono accontentarsi degli scarti degli altri paesi.

9) Ci sono le chiese in Svezia?

No, il posto è stato abbandonato da qualunque dio dopo l’adozione del matrimonio gay.

8)Ci sono persone non bionde in Svezia?

Certamente no, se non sei biondo non ti fanno mica entrare.

7) Ma in Svezia esistono le biciclette?

No, ci si muove solo con la slitta di babbo natale.

6) Ci sono macchine in Svezia o per muoversi usano solo la slitta?

Sempre e rigorosamente la slitta. Chi diavolo è la Volvo o la Saab?

5) Fa mai caldo in Svezia?

No, altrimenti si sciolgono i ghiacci perenni e poi non si può piu’ andare con la slitta.

4) Ma in Svezia parlano svedese? Ma perchè non iniziano a parlare inglese cosi’ è piu’ facile comunicare?!

Grande idea, proporrò un bel referendum.

3)Si trova la pasta/pizza/kebab/pomodori/meloni etc etc in Svezia?

Solo nei negozi di lusso…

2)Ma la gente sta sempre in casa in Svezia? E quando esce non ha paura degli orsi polari?

Niente paura. Lo stato al momento della nascita ti regala un bel fucile da caccia.

1)Ma la Svizzera e la Svezia sono la stessa nazione?

Si, esattamente come l’Austria e l’Australia.

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Durante lo scorso weekend si è svolto in Svezia lo “Studenten”. Lo studenten è quello che noi chiameremmo festa del diploma se in Italia non si associasse questo evento a giornate umide e afose passate sui libri a studiare e incubi notturni in cui l’esame di maturità (mio dio che espressione pomposa e inutile) viene fallito.
In Svezia non esistono gli esami di maturità!! E già questa è una gran bella notizia per tutti i nostri simpatici vichinghi.
Ma per tutti quelli che in Italia stanno accingendosi ad affrontare i terribili esami, voglio descrivere cosa sarebbe stato il loro ultimo giorno di scuola, se solo fossero nati in Svezia.

Sveglia la mattina alle 6. No, non è una levataccia, sta per cominciare per molti il giorno piu’ bello della vita ed il piu’ alcolico dell’anno. Qui a Jönköping, ma anche in buona parte della Svezia visto che ci sono laghi dovunque ti giri, si comincia con un incontro sulle rive del lago con tutti i compagni di classe e con una sana bevuta di una bella coppa di champagne insieme ad una lussuriosa mangiata di fragole e panna. Subito dopo ci si trasferisce tutti a scuola.
Un particolare importante. Tutti gli studenti degli altri anni hanno finito la scuola un giorno prima, proprio per dare spazio ai ragazzi piu’ grandi di fare ancora piu’ casino all’interno della scuola per un giorno solo diventata loro proprietà.

Tutti gli studenti sono vestiti con il tipico vestito da Studenten, che è rigorosamente bianco con gonna corta, ma non cortissima, per le fanciulle, e scuro e piu’ castigato, come al solito, per i maschietti. Tutti hanno un cappellino da marinaio che poi si farannbo firmare al momento opportuno dai tanti compagni con cui hanno condiviso quattro anni di vita e sofferenze.

Arrivati a scuola ovviamente non ci sono le ultime interrogazioni dell’anno in cui si decide il tuo futuro prossimo e non solo (come spesso è capitato a me). Qui si corre, si gioca, si organizzano spettacoli teatrali, si canta. La scuola diventa una sorta di “Isola che non c’è”. Altro che maturità, qui si ha libertà di ritornare bambini senza discorsi pomposi del preside sull’importanza della gioventu’ nello sviluppo della nazione.
E poi i professori organizzano spettacoli. Se c’è qualche professore figo, i professori organizzano addirittura concerti rock con vestiti anni 70 e parrucche di Jimi Hendrix. E’ arrivato anche per loro il momento di mostrare il loro lato cazzaro sparando note sulle corde metalliche delle chitarrone elettriche lasciate in naftalina dall’anno prima.

La festa a scuola dura fino alle 12, a seconda dei posti. Dopodichè arriva il momento di lasciare la scuola, un momento da ricordare. Fuori ci sono tutti i parenti che aspettano armati di orgoglio e macchine fotografiche e con un cartellone con una foto gigante che rappresenta la persona diplomata in tenera età. Gli svedesi sono matti!

Fuori c’è di solito la banda rock che accompagna la trionfale uscita. Ma insieme a loro le casse sparano musica ad alto volume. Eì arrivato infatti il momento in cui le classi escono una a una dalla scuola e ognuna sta in un vero e proprio palco e balla sulle note di una colonna sonora scelta da loro. Che spettacolo, anche se la musica è bella tamarra.

Finito il cerimoniale si salutano parenti e amici accorsi apposta per l’occasione, e che aspettano il momento della foto con la celebrità del momento, il diplomato appunto e subito dopo si torna in compagnia della propria classe per salire sul camion-trattore che li porterà in giro per la città tra trombette e musica a palla. Avete presente quando qualche squadra di calcio vince un trofeo e passa per le vie della città ballando e festeggiando? Il modello è quello, solo che invece di un pullmann ci sono centinaia di pullmann che passano lungo la città con gente ammassata che assiste ai bordi della strada.

Dopo il giretto sul trattore si torna ognuno a casa sua, solo temporaneamente. Li’ tutte le persone che conoscono lo studente vanno a fare visita, anche per soli 5 minuti, per congratularsi e fare regali. Nell’arco di un pomeriggio arrivano di solito una cinquantina di ospiti a cui si offre da mangiare, da bere ed un posto dove sedersi. Si chiacchera un poco e poi si va a trovare il prossimo studente. Ovviamente gli studenti della classe stessa nn possono farsi visita perchè devono rimanere a casa ad aspettare gli ospiti.
Dopo la consegna dei regali si esce di nuovo per il festone fionale. Ci si trova con tutta la classe e si festeggia in qualche locale fino a tarda notte, si beve, si balla e si limona di brutto. La notte diventa mattina, quando tutti i ragazzi riportano a casa i propri cappellini firmati dagli amici e sentono nascere nella loro testa la crudele domanda:
“Che cazzo faccio da domani? “

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Si è consumata ieri sera l’ennesima edizione dell’Eurovision song contest. L’evento, dopo le partite di calcio, è il piu’ seguito dalle televisioni mondiali e vanta un record di 120 milioni di spettatori attaccati alla televisione per seguire l’evento. Non vi preoccupate se non ne avete mai sentito parlare. L’evento è snobbato dall’Italia ormai dal lontano 1997, nonostante sia stata una delle nazioni presenti alla prima edizione luganese, nel 1956.

L’Eurovision Song Contest è una rassegna delle migliori canzoni pop provenienti da tutte le nazioni europee. Le canzoni sono in prevalenza in inglese, ma qualche coraggioso sfida ancora la moda attuale e si rifugia nella lingua nazionale, i francesi ovviamente, gli spagnoli, ma anche qualche nazione dell’est Europa. Il paese vincitore dell’anno passato fu la Norvegia, motivo per cui alla stessa Norvegia toccava ospitare quest’anno la manifestazione.

Il festival, trionfo del trash e della musica super commerciale, può anche essere visto come una sorta di Giochi senza frontiere della musica (non a caso l’ultima edizione a cui l’Italia partrecipò fu proprio condotta da Ettore Andenna, allora conduttore del mitico programma “Giochi senza frontiere”) .
Lo schema è quello seguito dal festival di Sanremo, solo con molte piu’ luci, colori e spettacolo. Tutte le nazioni d’Europa sono collegate e possono votare la canzone migliore proveniente dai vari paesi.

L’Italia ha vinto due volte la manifestazione. La prima fu nel 1964 con l’allora sedicenne Gigliola Cinquetti e la canzone “Non ho l’età” e la seconda nel 1990 con Toto Cutugno. L’ultima edizione a cui l’Italia partecipò fu il 1997 con i Jalisse, in quella occasione si parlò di forte boicottaggio della stessa RAI affinchè il duo italiano non vincesse la manifestazione cosi’ da non dover pesare la RAI dell’obbligo(economico ed organizzativo) di ospitare la manifestazione dell’anno seguente.

Mi sono informato un po’ sulla mancata partecipazione italiana a questa manifestazione. Mi sentivo fiero del fatto che decidessimo sdegnati di non parteciparsi visto il basso livello culturale della manifestazione. Poi ho pensato a Sanremo ed al basso livello, appunto, culturale, della televisione italiana, e ho capito che la motivazione doveva ricercarsi in qualcosa di diverso.

Come primo appunto devo dire che la mancata partecipazione italiana ci esclude anche da una manifestazio europea importante, danneggiando anche non poco la lingua italiana. La lingua italiana, molto amata nel mondo, ma che non riesce ad esportare la sua musica all’estero, eccetti i casi imbarazzanti di Ramazzotti, Pausini, Nek. Portare voci e canzioni interessanti a questo tipo di manifestazione potrebbe portare piu’ popolarità ai cantanti italiani, ma anche dare all’Italia un minimo di atmosfera europea, cosa che in Italia, con i film tradotti e le interviste doppiate, di certo non abbiamo. Per dare un esempio, nell’est Europa ancora si canta “Non ho l’età” e Toto Cutugno è uno dei cantanti piu’ famosi (certo che se Cutugno è tutto quello che possiamo mandare, allora meglio starsene a casa).

Sembra che le motivaziioni della esclusione dell’Italia siano dovute al vil denaro oltre che al fiasco nell’organizzazione dell’ultima edizione italiana, nel 1991, a Roma.
Nel 1991 l’edizione venne affidata proprio ai due vincitori italiani precedenti, Toto Cutugno e Gigliola Cinquetti. L’edizione del 1991, a detta di molti commentatori europei, viene ricordata, ahimè, come una delle peggiori. L’organizzazione dell´evento fu minata da molti problemi: l’orchestra che non si presentò al momento delle prove a causa di uno spaventoso temporale che aveva colpito Roma quel giorno, artisti che si lamentarono per essere rimasti senza cibo e senza bevande proprio nella patria del buon cibo e del buon vino oltre che del chinotto, e infine i due presentatori parlarono italiano per tutta la durata della manifestazione rendendo praticamente impossibile per tutto il resto d’Europa seguire quello che veniva detto e discusso sul palco. A rendere il festival davvero “all’italiana” si aggiunsero anche una invasione di scena e un grosso pasticcio durante le votazione. La trasmissione, grazie a Dio, terminò, anche se con ben un’ora di ritardo e fu vinta dalla Svezia.

Come detto la RAI cancellò dal 1997 la manifestazione dal palinsensto adducendo la motivazione dello scarso interesse di pubblico(mai confermato comunque dall’audience). La stessa manifestazione di quell’anno fini’ nel giallo. I Jalisse erano dato come straordinariamente favoriti, ma qualcosa successe nel momento della votazione(c’è l’uso di scambiarsi i voti tra nazioni vicine, la Serbia di solito dà il massimo punteggio alla Bosnia, l’Inghilterra all’Irlanda, la Russia all’Estonia etc etc), e i Jalisse si trovarono clamorosamente fuori dal podio. Il giallo prosegui’ fino alle accuse degli stessi Jalisse alla RAI di boicottaggio successivo a quel fatto, con completa scomparsa del gruppo dai palinsensti e continue bocciature alla presentazione di canzoni nelle edizioni successive dei festival di Sanremo.

Se qualcuno vuole dire la propria per chiarire un po’ la vicenda o per renderla piu’ losca, è ben accetto a qualsiasi commento.

Comuqnue per la cronaca, quest’anno ha vinto la Germania. La Svezia ha perso in semifinale con una canzone, a mio parere, ascoltabile, ma non adatta alla competizione.
La ragazza vincitrice, Lena-Mayer Landrut, si distingue, oltre che per essere una bella ragazza di 19 anni, per la catenina di Taizè che porta al collo. Non poteva di certo mancarle il mio appoggio!!!

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Ennesima esperienza estrema di viaggio low cost dopo un piacevole weekend passato in Italia. Negli ultimi cinque anni posso dire di avere maturato una notevole esperienza di viaggi low cost. Andando contro l’abitudine comune di parlare male di Ryanair, devo ammettere che è solo grazie a questa compagnia aerea che tutti i miei viaggi degli ultimi cinque anni ed anche la stessa vita che sto conducendo al momento sono state possibili. Potrei quasi fare da testimonial visto l’entusiasmo e la conoscenza che ho per la compagnia irlandese.

Comunque stavo raccontando la mia ultima scomoda esperienza di viaggio low cost, non dovuta direttamente a Ryanair, ma indirettamente all’abitudine di piazzare i voli ad orari improbabili.

Arrivato a Stoccolma Skavsta in tarda serata e preso l’ennesimo pullmann per raggiungere Jönköping, mi è capitata la cosa peggiore per un viaggiatore seriale, la perdita della coincidenza, con l’interessante prospettiva di una bella nottata al freddo nella ridente cittadina di Linköping, dove non per la prima volta ho dovuto provare l’esperienza di girare senza meta di notte in un pieno weekend alcolico svedese.

La top 5 dei miei viaggi low cost

1) Una estate al risparmio trovai che i viaggi per Oslo sarebbero costati molto di meno di quelli per Stoccolma anche se magari sarebbero durati un poco di piu’. Mi sentivo un genio del risparmio in quel periodo. Morale della favola, pullmann per Bergamo, aereo per Oslo, pullmann per arrivare nella capitale norvegese, pullmann per Göteborg, pullmann per Jönkpöping. Lasciai Milano alle 4 di pomeriggio per arrivare il giorno dopo alle 6 di sera, dopo la bellezza di 26 ore di viaggio. Per arrivare in India ci vogliono di solito 5 ore, per l’America una decina, per l’Australia credo una ventina, per Jönköping 26!! Da quel momento i miei amici cominciarono a definire i miei viaggi “viaggi della speranza”.

2)Una notte d’estate passata a dormire all’aereoporto di Francoforte in attesa della mia coincidenza per Stoccolma. Nottata tranquilla e fresca, dormito poco e su poltroncine scomode. La mattina, dopo aver finalmente trovato una bella posizione comoda sdraiato per terra, fui svegliato da un gruppo di 5 6 poliziotti che mi parlavano in tedesco e che mi obbligarono a trovare una sistemazione su una delle poltrone. Non per parlare per luoghi comuni, ma la simpatica parlata tedesca e la divisa che portavano portö alla mente brutti ricordi di guerre mondiali. Il risveglio avvenne in una splendida nebbia mattutina nel mese d’agosto che portò alla cancellazione del mio volo, al panico successivo e all’attesa ulteriore di 10 ore in aeroporto in attesa della nuova coincidenza per Göteborg

3) Di solito evito sempre di chiaccherare durante i miei viaggi. Utilizzo il metodo di arrivare sempre devastato al momento della partenza in modo da dormire tutto il viaggio e rendere lo stesso veloce ed indolore. E’ un metodo che consiglio a tutti. Ogni volta che ho trasgredito questa regola ho pagato tragiche conseguenze. Ricordo un viaggio di andata per l’Italia in cui mi trovai a chiaccherare con questo ragazzo spagnolo soporifero lagnoso e barboso, che alle 6 di una mattina, in attesa del nostro aereo, continuava a darmi lezioni sull’Italia in virtu’ dei suoi 2 viaggi nel bel paese…niente contava che io ci avessi vissuto tutta la vita e ne sapessi molto di piu’. Con un’abile finta ed un gioco di gambe degne del miglior Ronaldo, quello vero ed ex interista, mi smarcai tra gli applausi della folla entusiasta e mi appissolai come un bambino tra i braccioli di una bella poltroncina, ben lontana dalla sua.

4) Il viaggio di ritorno dopo l’esperienza appena raccontata, indovinate un poco chi mi vado a trovare? Lo stesso spagnolo, che ormai mi trattava come un vecchio amico e che volle passare il tempo delle attese con me. Quando penso a lui mi mette di buon umore pensare che ormai ha cambiato vita e si sia trasferito di nuovo in Spagna.
Comuqnue, solito gioco di gambe e smarcamento sul pullmann dove mi trovai seduto proprio davanti a questo svedese ubriaco. Erano solo le sei di un venerdi sera e quest’uomo era proprio andato . Continuava a ruttare, a scureggiare e a parlare da solo. Non capivo granchè a quel tempo di lingua svedese, solo le parolacce, si sa, sono le prime che si imparano. Ragion per cui per la prima volta capi’ la lingua svedese fu proprio quel magico venerdi’ sera. Grazie grande uomo! Il puzzo di alcool fu senza prezzo, per tutto il resto c’è Mastercard.

5) Come dicevo l’esperienza di una notte a Linköping l’avevo giä vissuta. Notte di febbraio, zero gradi centigradi . Arrivai come al solito all’ 1 e 40 di notte, dopo aver perso la mia coincidenza per 5 minuti e davanti a me, l’infelice prospettiva di dover passare 3 ore in quella città. “Poco male”, mi dissi, “leggerò un bel libro in stazione”. Mai pensiero fu piu’ sbagliato. La stazione era infatti chiusa, chiusa tutta la notte. Brividi solo a pensarci. Risultato: notte all’adiaccio nel terribile inverno svedese perdipiu’ di venerdi’, sera in cui in Svezia orde di ubriachi si aggirano per la città come moderni vichinghi in cerca di preda e di saccheggio. Un’esperienza, appunto, da riprovare.

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