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Archive for giugno 2010

Durante lo scorso weekend si è svolto in Svezia lo “Studenten”. Lo studenten è quello che noi chiameremmo festa del diploma se in Italia non si associasse questo evento a giornate umide e afose passate sui libri a studiare e incubi notturni in cui l’esame di maturità (mio dio che espressione pomposa e inutile) viene fallito.
In Svezia non esistono gli esami di maturità!! E già questa è una gran bella notizia per tutti i nostri simpatici vichinghi.
Ma per tutti quelli che in Italia stanno accingendosi ad affrontare i terribili esami, voglio descrivere cosa sarebbe stato il loro ultimo giorno di scuola, se solo fossero nati in Svezia.

Sveglia la mattina alle 6. No, non è una levataccia, sta per cominciare per molti il giorno piu’ bello della vita ed il piu’ alcolico dell’anno. Qui a Jönköping, ma anche in buona parte della Svezia visto che ci sono laghi dovunque ti giri, si comincia con un incontro sulle rive del lago con tutti i compagni di classe e con una sana bevuta di una bella coppa di champagne insieme ad una lussuriosa mangiata di fragole e panna. Subito dopo ci si trasferisce tutti a scuola.
Un particolare importante. Tutti gli studenti degli altri anni hanno finito la scuola un giorno prima, proprio per dare spazio ai ragazzi piu’ grandi di fare ancora piu’ casino all’interno della scuola per un giorno solo diventata loro proprietà.

Tutti gli studenti sono vestiti con il tipico vestito da Studenten, che è rigorosamente bianco con gonna corta, ma non cortissima, per le fanciulle, e scuro e piu’ castigato, come al solito, per i maschietti. Tutti hanno un cappellino da marinaio che poi si farannbo firmare al momento opportuno dai tanti compagni con cui hanno condiviso quattro anni di vita e sofferenze.

Arrivati a scuola ovviamente non ci sono le ultime interrogazioni dell’anno in cui si decide il tuo futuro prossimo e non solo (come spesso è capitato a me). Qui si corre, si gioca, si organizzano spettacoli teatrali, si canta. La scuola diventa una sorta di “Isola che non c’è”. Altro che maturità, qui si ha libertà di ritornare bambini senza discorsi pomposi del preside sull’importanza della gioventu’ nello sviluppo della nazione.
E poi i professori organizzano spettacoli. Se c’è qualche professore figo, i professori organizzano addirittura concerti rock con vestiti anni 70 e parrucche di Jimi Hendrix. E’ arrivato anche per loro il momento di mostrare il loro lato cazzaro sparando note sulle corde metalliche delle chitarrone elettriche lasciate in naftalina dall’anno prima.

La festa a scuola dura fino alle 12, a seconda dei posti. Dopodichè arriva il momento di lasciare la scuola, un momento da ricordare. Fuori ci sono tutti i parenti che aspettano armati di orgoglio e macchine fotografiche e con un cartellone con una foto gigante che rappresenta la persona diplomata in tenera età. Gli svedesi sono matti!

Fuori c’è di solito la banda rock che accompagna la trionfale uscita. Ma insieme a loro le casse sparano musica ad alto volume. Eì arrivato infatti il momento in cui le classi escono una a una dalla scuola e ognuna sta in un vero e proprio palco e balla sulle note di una colonna sonora scelta da loro. Che spettacolo, anche se la musica è bella tamarra.

Finito il cerimoniale si salutano parenti e amici accorsi apposta per l’occasione, e che aspettano il momento della foto con la celebrità del momento, il diplomato appunto e subito dopo si torna in compagnia della propria classe per salire sul camion-trattore che li porterà in giro per la città tra trombette e musica a palla. Avete presente quando qualche squadra di calcio vince un trofeo e passa per le vie della città ballando e festeggiando? Il modello è quello, solo che invece di un pullmann ci sono centinaia di pullmann che passano lungo la città con gente ammassata che assiste ai bordi della strada.

Dopo il giretto sul trattore si torna ognuno a casa sua, solo temporaneamente. Li’ tutte le persone che conoscono lo studente vanno a fare visita, anche per soli 5 minuti, per congratularsi e fare regali. Nell’arco di un pomeriggio arrivano di solito una cinquantina di ospiti a cui si offre da mangiare, da bere ed un posto dove sedersi. Si chiacchera un poco e poi si va a trovare il prossimo studente. Ovviamente gli studenti della classe stessa nn possono farsi visita perchè devono rimanere a casa ad aspettare gli ospiti.
Dopo la consegna dei regali si esce di nuovo per il festone fionale. Ci si trova con tutta la classe e si festeggia in qualche locale fino a tarda notte, si beve, si balla e si limona di brutto. La notte diventa mattina, quando tutti i ragazzi riportano a casa i propri cappellini firmati dagli amici e sentono nascere nella loro testa la crudele domanda:
“Che cazzo faccio da domani? “

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La principale candidata dell’opposizione socialdemocratica in Svezia è una donna. Lei potrebbe essere la prima donna svedese a ricoprire la carica di primo ministro. Perchè una nazione evoluta come la Svezia abbia aspettato tanto per avere una donna in tale posizione rimane per me un grosso mistero. Vista la parità che c’è tra i sessi in Svezia e visto la divisione uguale del parlamento tra donne e uomini, non vedo perchè una donna non dovrebbe finalmente ricoprire una tale carica.

Mona Sahlin è candidata di una socialdemocrazia ai minimi storici e che si è aggrappata all’appoggio del forte partito verde e dei comunisti per ritornare maggioranza (cosi’ dicono i sondaggi a due mesi dal voto). Mona Sahlin è stata criticata, come spesso accade, da sinistra, per non essere appunto troppo di sinistra.
In effetti non aspettatevi la pasionaria che cita Marx e che si legge il diario del Che in Bolivia prima di andare a letto. Anche la sua biografia non è estremamente “di sinistra”.

Mona Sahlin nasce nel 1957 e all’età di 7 anni fonda il “Barbie club”. Dubito che le bambine che si trovarono a condividere gli ideali della Barbie con la Sahlin si sarebbero mai aspettate di vederla un giorno leader del glorioso e forte partito socialdemocratico svedese(a cui si devono molte delle conquiste oltre che la civiltà e la giustizia sociale deklla Svezia contemporanea.).
Mona inizia la sua adolescenza con la partecipazione all’equiivalente svedese del festival di Sanremo (il Melodifestival), in qualità di vocalista, strappando un onestissimo secondo posto in classifica.
Finalmente a 13 anni la fanciulla scopre di avere in sè grandi istinti libertari e si iscrive al fronte nazionale per la liberazione del Sud Vietnam (in poche parole sta con i Vietcong). Me la immagino nella sua casetta sostituire i colori dei vestiti e le spazzole delle sue Barbie con il rosso austero degli scritti di Ho Chi Minh e Vo Nguyen Giap.

Ma la ragazza cresce e arriva alle prime cariche importanti: in parlamento a 25 anni, e poco dopo ministro per le pari opportunità.
La sua carriera politica ha una interruzione per uno scandalo. Uno scandalo in salsa svedese. Il “Toblerone-affaire”. Viene accusata nel 1995 di avere usato soldi dello stato per fare acquistri personali. Per piacere, non aspettatevi le cifre che un medio politico italiano potrebbe arraffare nell’arco di una giornata. Le cifre parlavano di 5000 euro usate per affittare una macchina, comprare i pannolini per la figliola, qualche pacchetto di sane sigarette e soprattutto i toblerone. In piu’ Mona veniva accusata di non aver pagato il parcheggiodella macchina e di essere in ritardo nel pagamento delle rate dell’asilo per i suoi figli . Un vero scandalo!!

Le accuse si rivelarono infondate o per lo meno non si trovarono vere prove, ma la fanciulla si ritirò lo stesso dalla vita politica dimettendosi. Che dolce suono ha questa parola per chi non la sente troppo spesso: “Dimissioni”..
Adesso è ritornata ed è la maggiore candidata per la guida del paese. Mi ispira l’idea di una donna prima ministro, per cui, Forza Mona!!!

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Dopo un inverno polare, un aprile freddo e un maggio piovoso, anche la Svezia, quando meno ce lo aspettavamo, è stata colpita dall’estate!! Sembra di stare in un altro mondo.
Le strade, piuttosto deserte nel resto dell’anno, si sono riempite di persone, i bar e i caffè, rigorosamente all’aperto, sono strabordanti di umanitä varia fino all’ultima seggiola, gente sorridente che passeggia senza meta e che ricomincia a sentire il piacere della brezza estiva, ragazze bellissime e biondissime con sempre meno vestiti addosso e con pantaloncini sempre piu’ corti, individui che sfruttano i posti piu’ impensabili per sdraiarsi e prendere il sole. Stare a casa in questi giorni è un crimine contro l’umanità!! E dopo un intero inverno in Svezia, il primo della mia lunga storia, posso finalmente dire che gli svedesi hanno davvero ragione. Si impara ad apprezzare il sole solo quando non lo si ha. Qui il sole non è garantito, oggi c’è, domani chissà. Bisogna assorbire la maggior parte di calore possibile e mettere in saccoccia in previsione di un nuovo inverno

A Jönköping è arrivata l’estate, ed è proprio come la si immaginava. La città è bellissima in questo periodo, gente, colori, odori e poi…il lago. Il lago è come il nostro mare, ragion per cui l’atmosfera che si respirava ieri era da località turistica. C’erano persino i primi pazzi che si bagnavano. Vabbè si sa che i Vichinghi sono gente tosta, figuriamoci se si spaventrano per un bagno nell’acqua gelida. Spiagge affollate, parchi pieni, pensate che persino gli uffici chiudono in anticipo in queste occasioni e danno la possibilitä ai dipendenti di godersi il meritato sole…

E poi la bellezza delle giornate lunghissime. Le lunghissime e buie giornate invernali hanno finalmente lasciato il posto alla luce quasi permanente. E’ impagabile uscire di casa alle 10 di sera e fare una passeggiata in un trionfo simile di colori. E’ una cosa di cui non mi potrò mai abituare, proprio come alle ragazze bionde.
Questa è una foto fatta in un parco alle 9 e mezzo di sera

E questa è l’ultima foto della giornata, scattata verso le 11 di sera.


Adesso da buon svedese acquisito, vi lascio e vado a godermi un pomeriggio di strameritato sole. Buon divertimento

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Qualche anno fa il ministro dell’economia italiano del tempo, Tommaso Padoa Schioppa, rese popolare e fece entrare nell’uso quotidiano la parola “bamboccioni”, per riferirsi ai giovani italiani che non lasciano casa di mammà prima dei 30 anni. La storia dei ragazzi italiani mammoni è famosa anche all’estero. Spesso i giovani italiani sono etichettati in quel modo.

Volevo parlare un poco delle condizioni dei giovani svedesi. Si fa un gran parlare di come al Nord a vent’anni i ragazzi hanno già una casa e un lavoro.

Alcuni dati

-Al momento della nascita di un individuo, lo stato svedese dà un contrìbuto per ogni bambino pari a 100 euro, ogni mese, finchè il ragazzo o la ragazza vichinga non abbia compiuto 19 anni. Il che significa contribuire inizialmente per spese come pannolini, vestitini, cibo e tutto il necessario per un neonato. Quando il ragazzo cresce, diciamo intorno ai 13 anni, quei soldi si trasformano in “paghetta”. A 13 anni magari i ragazzi hanno solo 3 euro di quei cento mensili, ma dopo i 15 – 16 anni i ragazzi si trovano a ricevere l’intero ammontare della cifra, arrivando ad accumulare un bel capitale alla fine del periodo scolastico

-La scuola in Svezia, a tutti i livelli e per tutte le facoltà, è completamente gratuita. Non solo scuole primarie e secondarie, ma addirittura università e master. Non solo. Fino al periodo delle scuole superiori lo stato paga anche libri, quaderni, diari e persino le penne per scrivere e i compassi. In Italia i ragazzi già dalle elementari devono portarsi la carta igienica da casa.

-Durante l’università lo stato svedese dà un contributo-studio ad ogni singolo studente pari a circa 250 euro mensili. In aggiunta a quei soldi i ragazzi possono chiedere un prestito agevolato sempre allo stato pari fino a 500 euro mensili. Il prestito verrà ovviamente restituito nell’arco della vita, ma i soldi verranno resituiti solo nei periodi lavorativi. I periodo di disoccupazione non portano obblighi verso il pagamento di tale prestito. Si capisce come con i classici 700 euro mensili si possa decidere di trovare casa ben prima dei 30 anni.

-In estate tutti i ragazzi svedesi lavorano, a partire dall’età di 15-16 anni. Le condizioni economiche sono favorevoli, perchè tutte le persone che partono per le vacanze non lasciano il posto vuoto, ma vengono sostituiti da lavoratori stagionali, appunto estivi, costituiti per la maggior parte da studenti. Gli stipendi svedesi sono piuttosto alti, il che significa che ogni estate i ragazzi mettono via un po’ di soldi per viaggiare durante l’anno e per le spese quotidiane.

Per completezza bisogna però aggiungere che gli svedesi sono responsabilizzati sin dalla giovane età. Se lavorano ma sono a casa dei genitori, devono lasciare una percentuale dello stipendio per la cura della casa e per il cibo che consumano. Dai 20 anni in su i genitori cominciano a spingere i ragazzi a trovarsi un lavoro e andarsene di casa. Le scuole svedesi, insieme alle materie consuete, insegnano come curare la casa, come cucinare, come stirare e come fare le classiche riparazioni casalinghe. Questo porta conseguenze sul livello culturale medio(ma non credo che il livello culturale medio dei nostri ragazzi sia cosi’ superiore, anzi…) ma li aiuta a non ritrovarsi disperati nel momento di cominciare a vivere da soli. Inoltre c’è qua l’abitudine di trovarsi un lavoro subito dopo il liceo e ben prima di iniziare l’università si mettono via i soldi e si prende tempo per il futuro. Aggiungo che gli svedesi prendono spesso un anno sabbatico di viaggio(avendo accumulato già a 18 anni un bel po’ di denaro) per viaggiare e lavorare all’estero. Questo li fa crescere come persone e gli fa conioscere le lingue straniere perfettamente.

Il sistema funziona bene, secondo il mio modo di vedere. Funziona bene per un principio semplice e fondamentale. Qui tutti pagano le tasse. Se tutti pagano le tasse, tutti hanno benefici e la società funziona. Come già detto qui si ha l’ostracismo morale verso le persone che non contribuiscono al benessere collettivo col pagamento delle tasse. E’ una splendida lezione da imparare.

Oggi è la festa della Repubblica in Italia, voglio ricordare la costituzione italiana, in particolare l’articolo 53: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

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