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6)      Prendere il battello che propone il viaggio sul lago con cena inclusa. Mai fatto. Ma si sa che quando uno si stanzia in un posto diventa pigrissimo e non fa più niente. Costa 30 euro ma si ha la possibilità di mangiare e fare un giro sul grande lago svedese. Sconsigliato se avete voglia di rimorchiare persone sotto i 50-60 anni o se vi volete ammazzare di musica dearth-metal o plastic dub. Qui il massimo dello sballo è la musica folk svedese

7)      Tra le dieci cose non può di certo mancare un giro nella capitale mondiale del polkagrisar. Ogni anni si svolgono campionati mondiali di specialità. Partecipano di solito 99 svedesi e un finlandese.  Che peró si difende molto bene. Il prestigioso torneo è comunque riconosciuto dalle massime autorità nel campo della polkagrisar.  Gränna è inoltre molto carina. Dedicateci un pomeriggio, anche se la polkagrisar vi fa schifo. Non ve ne pentirete…

8)      Visto che siete a Gränna, pigliate il battello che porta all’isolotto di Visingsö, proprio in mezzo al lago.

L’isola ha molta storia, a un certo punto ci sono finiti anche dei russi per non so quale motivo, forse avevano finito la vodka. Arrivati a Visingsö consiglio vivamente di non fermarsi a prendere una birra e parlare di calcio un intero pomeriggio al porto strillando come italiani (mi scuso, sono il protagonista di questa vicenda) ma pigliate una bicicletta e fate un giro in mezzo al verde.  Si può anche prendere la proposta anti-sbatta. E cioè noleggiare una carrozza e far fare lo sporco lavoro di camminare al povero cavallo, che comunque ci è ormai abituato, visto che anche suo padre, suo nonno ed i suoi antenati facevano lo stesso sporco lavoro.

9)      Se siete amanti della vita festaiola qui ci sono molti pub e discoteche. Durante i periodi universitari si trovano anche parecchi studenti di nazionalità diversi che approfittano del sistema scolastico svedese non proprio rigidissimo per ammazzarsi di alcool e di feste.  Ci sono anche moltissimi ristoranti veramente economici se confrontati con il prezzo medio italiano. Purtroppo il venerdiì e il sabato sera ad una certa ora c’è il rischio di incontrare orde di tamarri vichinghi ubriachi. Seguite il detto dantesco “non ti curar di loro ma guarda e passa”. Soprattutto fatelo in maniera sgamata e velocemente

10)      Se siete fortunati, vi potrà capitare di assistere ad una degli eventi della città: il festival del cinema, il festival medioevale( solo se sapete viaggiare nel tempo, il festival è stato abolito solo pochi giorni fa), il giorno della cultura, il festival del cibo internazionale (assolutamente non consigliato lo stand italiano visto  un tarallo costa quanto una collana di diamanti)

Come pochi di voi sanno e come tanti di voi immaginano a Jönköping non c’è la vita culturale che si può trovare a New York o la storia raccontata da ogni strada come a Roma o il concentramento artistico di Firenze. Ciò non vuol dire che non valga la pena passare qualche giorno da queste parti (possibilmente in estate, anche se posso dire dopo 3 anni di Svezia che anche l’inverno ha il suo fascino da queste parti).

Ecco una bella lista di cose da non perdere nell’eventualità che il destino abbia unito proprio te e Jönköping

1)      La prima tappa obbligata è il Vättern, vero orgoglio cittadino. Il lago di Jönköping è il secondo più grande di Svezia e tra i più grandi d’Europa. Nelle giornate estive la spiaggia si riempie di strafighe pazzesche e di  splendidi busti greci. Tutti coalizzati nel volerti umiliare nella pratica di qualsiasi sport (persino le bocce), o in qualsiasi confronto estetico. Abbandonate l´idea nel caso non abbiate un´altissima autostima.

 

2)      Giretto allo Stadsparken (Il parco cittadino). Il parco è situato su una collina. Vale la pena farsi una bella passeggiata lungo la salita per ammirare il bellissimo panorama della città e del lago dall’alto. Se siete fortunati e venite durante il solstizio d’estate potrete essere coinvolti in qualche danza selvaggia con vecchiette un tempo sicuramente bellissime vestite in abiti tradizionali e che non accetteranno un no come risposta. Il parco ha anche un piccolo zoo e il vanto dello zoo locale sono due splendidi lama che sputano rabbia dalla mattina alla sera perché non capiscono chi cazzo li abbia mandati in questo posto freddo e non a misura di lama.

3)      Giretto al Piren (il molo del piccolo porticello cittadino). Il Piren vanta l’onore di possedere la più lunga panchina d’Europa. Così mi disse la mia ragazza la prima volta che arrivai là. Io sono permanentemente convinto che sia una inutile sbruffonata dei cari jönköppesi, comunque da qua si gode una splendida vista sul lago e sulla città. Luogo ideale per il limone nel caso abbiate la fortuna di tacchinare qualche bellona(o bellone) locale.

4)      Farsi una bella scorpacciata di pesce nei ristoranti vicino al porto (allestiti durante l’estate in simpatiche barchette inaffondabili). I prezzi sono cari per la Svezia ma voi italiani approfittatene. Per mangiare pesce in Italia si paga almeno il doppio.

5)      Visitare il museo del fiammifero e il quello della radio. Il fiammifero nasce a Jönköping. I cinesi rosicano peggio dei milanisti dopo il “triplete” e non hanno mai riconosciuto il risultato. Ma qui abbiamo un museo che persino i cinesi ci invidiano. Frotte di turisti arrivano dalla Germania e dall’Inghilterra per una visita culturale. Per i patiti della cultura ad ogni costo(ma forse mi viene da pensare che avete proprio sbagliato città) c’è anche il museo dell’industria della vicina Huskvarna

Sabato scorso si è svolto a Hyo, un posto dimenticato da Dio e col nome più corto del mondo, il consueto rito del bagno nel Vättern in occasione della prima domenica di avvento. Una trentina di persone ha partecipato all´allegra scampagnata e un altro migliaio di persone ha assistito al rito annuale con occhi esterrefatti e con sorrisetti di approvazione.  Inutile dire che da quei pazzi io ero lontano qualche chilometro geograficamente e idealmente migliaia di anni luce.

L´inverno svedese arriva, non arriva, chi se ne importa. Quest´anno ho deciso di fare a modo mio.

Il mese di ottobre ha rappresentato la svolta. Basta seguire i consigli della mia ragazza svedese che qui ci è sempre vissuta e che quindi non può davvero capire la sofferenza che scaturisce dalla freddazza. Giacca autunnale gettata via con le prima pioggia, orgoglioso primatista di giacca invernale in città. E soprattutto ha fatto la sua ricomparsa, dopo tanti anni di cantina, la mitica magliettona della salute!

Ma chi l´ha detto che la magliettina della salute è da vecchi? Io da quando ne ho riscoperto l´uso ho ricominciato a vivere, anche d´inverno! La mia vita sociale, che di solito scendeva clamorosamente a livelli vegetali in inverno (persino uscire per buttare la spazzatura era uno sforzo enorme) si è risollevata riportandomi ad incredibili livelli di popolarità!

E non solo. Sciarpa. Guanti e cappello. Maglione sopra alla camicia sopra alla maglietta della salute. E un piano di battaglia pronto anche per quando le temperature scenderanno a livelli spaventosi. Doppio maglione.  Triplo maglione. Quest´anno l´inverno non mi frega!

L’unico problema che non ho ancora risolto è quello delle gambe. Il freddo alle gambe si può combattere solo con una bella calzamaglia. Ma devo ammettere che il residuo machismo italico mi ha fino a questo momento frenato. Non credo di potermi sentire un vero uomo con maglietta di lana e calzamaglia.

Iil metodo ha funzionato benissimo fino a questo momento. Penso però che sia merito soprattutto del caldo inverno piuttosto che della mia sagacia. Le temperature a Jönköping da due settimane a questa parte sono addirittura più alte di quelle di Milano…

Mi sembra che si sia parlato poco in giro per il globo dell´11 novembre 2011. Una data che alla fine, come sempre accade, è stata un pacco totale. A Jönköping invece si è preparato il più grande degli spettacoli in occasione di un’importante apertura.

Infatti, l’11 novembre ha aperto il grande teatro per concerti di Jönköping. L’ho vista
davvero crescere questa creatura! Quando sono arrivato qui c’erano solo le
fondamenta, le case degli operai e gli immancabili vecchietti che commentavano
i lavori. Adesso invece il topolino ha partorito una montagna.

Il nome con cui Jönköping farà il giro del mondo è “Spira”. La giuria ha assegnato il nome dopo un concorso tra gli abitanti con queste motivazioni:  “il nome rappresenterebbe sia gli specchi che compongono il teatro all’interno e all’esterno sia l’ idea di una cultura da rinforzare e da portare in alto”. Io il termine non lo conosco, voi lo svedese non lo parlate, quindi potrei inventarmi qualsiasi cagata sul significato.

Il nome è stato scelto tra più di 400 proposte. E la proposta di chiamarlo Kulturhuset Spira (casa della cultura Spira) ha lasciato perplesso più di un cittadino. Qualcuno
ha addirittura previsto sciagure e fiaschi per un tale nome. Di certo non era perplesso il lettore che ha inventato il termine. Per lui niente gettoni d’oro o viaggi meravigliosi ai Caraibi. Ma due biglietti per assistere a quattro appassionanti
ore di lirica, in italiano o in tedesco possibilmente.

Comunque al di là delle polemiche, tutta la città si è ritrovata alle 6 di sera vicino al ponte per assistere alla grande inaugurazione. 25000 persone nonostante il termometro per la prima volta fosse sceso sotto lo zero. Il ponte era stracolmo di persone. Tutti entusiasti a urlare il loro motto “Ich bin ein Jonkopingare”.

spira

Devo dire che le cose sono state fatte in grande. Un’enorme orchestra, un coro di migliaia di persone, cantanti famosi. Tutto è iniziato con i “carmina burana”. Poi sono
arrivati attori ed elicotteri, giocolieri e zattere infuocate. Una cosa così da
queste parti non si era mai vista!

Nel mese di settembre Jönköping diventa la capitale europea della cultura. Le molte iniziative fanno competere la piccola cittadina svedese con le capitali della
cultura europea: Parigi, Roma, Berlino. Non cambierei la mia città con nessun
altro posto al mondo in questo periodo!

S’inizia con il cosiddetto  “Allmogemarknad”; si continua con la giornata della cultura, con eventi ed avvenimenti che durano per tutte le ventiquattro ore(o quasi) e che coinvolgono l´intera città per finire, a inizio ottobre, con l´imperdibile festival del cinema di Jönköping.
Quest´anno, e personalmente dubito mi potesse andare peggio visto i miei gusti,
il tema del festival sarà il Giappone.

Il primo evento a cui da buon svedese medio ho partecipato con entusiasmo, è stato l´”Allmogenmarknad”. Durante questo evento la città, o almeno una delle sue piazze, si trasforma e fa un bel balzo all´indietro di 150 anni, quando l’Italia ancora non esisteva e la Svezia era un  paese da cui si scappava a causa della fame e della tubercolosi.

L´obiettivo era quello di ricostruire un mercato cittadino come poteva apparire intorno al 1850. Non solo. L´atmosfera del mercato antico sarebbenstato un poco rovinato se sulle bancarelle si fossero venduti dvd, ipad e giochini della playstation. Quindi anche queste cercavano il più possibile di adattarsi alla giornata e di vendere prodotti che in pratica non hanno mercato da almeno cento anni. Il fatto che siano fuori mercato una ragione ce l´avrà pure, questo è il motivo per cui l´entrata costava circa 5 euro. Sponsorizzarsi con le vendite di pellicce di  lana di pecora, pane duro e altre zozzerie sarebbe stato alquanto complicato.

Devo dire che l´evento mi ha sorpreso in positivo. C´era una mezza locomotiva che faceva pochi metri di strada ma che aveva il suo perché, gente(attori) vestita come non avrei mai avuto il coraggio di vestirmi nemmeno 170 anni fa, con il loro bel frak e con le loro belle tube. Ma non solo.
La società del mercato era prevalentemente proletaria. E quindi pastori
con le capre, contadini trainati da enormi buoi, cavalli trainati da poveri
cocchieri che portavano i signori. Tutti questi animali, come potete
immaginare, portavano anche la loro bella quantità di merda. Ma immagino che un
cittadino di Jönköping del 1800 non si curasse troppo di finire con i piedi
nudi proprio sopra una fortuna di un quintale.

C´erano bambini dall´aspetto cencioso che suonavano violini agli angoli di strada (ma la grana intravista nei loro cappelli non era molto ottocentesca), spazi dedicati ai mestieri dove si mostrava il duro modo di lavorare di una volta. E poi strumenti antichi, numismatica ma anche riti come si svolgevano nel trapassato. Siccome il tema di quest’anno era il bambino, si è rappresentato un battesimo di una famiglia borghese benestante come si sarebbe svolto a quei tempi.

E infine anche rappresentazioni teatrali e concerti in cui si mostravano i giochi con cui ci si divertiva quando ancora non esistevano i computer ma soprattutto il calcio (ma come diavolo facevano senza pallone?).

Una bella iniziativa. Fate un giro da queste parti l´anno prossimo se vi capita…

La tipica estate svedese é ormai ampiamente alle spalle. Un italiano che si trasferisce  in Svezia trova sempre qualcosa di cui lamentarsi quando si parla del tempo. Troppa pioggia, troppo fresco, troppo poco sole.

La mia estate al fresco è stata dura da sopportare, ma per la mia ragazza lo è stato anche di piú. Infatti, oltre la naturale fastidio per l´estate che non arrivava c´era un giovane vecchio in casa sua(io) che non faceva altro che lamentarsi del tempo(svedese) e del governo(italiano).

Il sollievo di tornare sotto il bel sole italico è stato immenso, più delle altre volte. Il rito di ogni viaggio di ritorno è quello di voltare il viso verso il sole non appena tocco il suolo italico, una sensazione meravigliosa. Ma la situazione è degenerata anche in questo idillio. Mi sono infatti trovato nel bel mezzo del caldo torrido africano, con un ventilatore che sparava solo aria ardente ed un letto caldo come un condotto vulcanico. Risultato: due settimane di lamentele con la mia ragazza al telefono.

Una cosa di cui però volevo parlare oggi era il rapporto degli svedesi verso il freddo. Il concetto che voglio dimostrare è che gli svedesi sono talmente abituati a vivere in un clima rigido e a temperature da brividi che anche quando finalmente la temperatura raggiunge livelli decenti, trovano comunque il modo di soffrire per il freddo. Farò tre esempi della mia esperienza personale per confermare la mia tesi:

1)Pieno luglio. Giornata non proprio torrida ma accettabile. Gli svedesi sono mezzi nudi a causa dei 23 gradi. Io mi accontento del fatto di poter finalmente lasciare il golfino a casa e uscire in maniche corte. Sfortuna vuole che debba andare, proprio quel giorno, a fare la spesa al supermercato. Appena entrato, vengo assalito da una raffica di aria condizionata da far rabbrividire. Sembra tornato di colpo l´inverno. I banchi frigo sono pompati a palla a mo’ di monito verso i poveri abitanti di Jönköping: “Ricordati che il freddo è sempre in agguato”. Non ho mai più fatto la spesa con le maniche corte.

2)Gli svedesi adorano le belle giornate e gradiscono soprattutto prendere il sole, ma non quando sono in macchina. Appena si presenta una bella giornata di sole, i finestrini non vengono più tirati giù. Niente gomito sul finestrino e musica tamarra sparata in giro per la città. Qui si apre solo il condizionatore. Al massimo. Non entrate in macchina con uno svedese d´estate, passerete gelidi momenti.

3)Quando il sole finalmente sconfigge la concentrazione di nuvole che giornalmente si accaniscono contro la Scandinavia, quando finalmente diventa piacevole sdraiarsi sull’ erba e leggersi un bel libro godendosi il sole tiepido, gli svedesi devono cercare per forza la sofferenza. E così a temperature che in Italia non sarebbero di certo considerate balneari, gli svedesi si buttano in acqua qualunque sia la temperatura dell’ acqua. I risultati sono grossi raffreddori, momenti di sofferenza e grandi brividi di freddo.

Mi dispiace per il lungo silenzio. E’ stato un periodo un pò impegnativo. In questo periodo sto cercando di fare dell’insegnamento il mio unico mestiere, per questo ho meno tempo da dedicare al blog. Mi prometto di ricominciare a scrivere con la bella stagione, che in Svezia si incomincia finalmente a manifestare dopo le dure settimane di aprile quando il maledetto termometro di google mi segnava implacabile, la grossa differenza tra i sei gradi della bella cittadina svedese ed i trenta di Milano. Sono sopravvissuto anche a questo, ormai il resto dell’anno è in discesa.

Rompo il silenzio anche per pubblicare, per chi ne fosse interessato, l’intervista richiestami dal sito paperblog e che proprio oggi verrà pubblicata a piena pagina. Per me è un onore che voglio condividere con tutti quelli che leggono o che si trovano per caso su questo sito.

1)Innanzitutto, chi c’é dietro Diario di un esule in Svezia ?

Sono Luca, ex milanese di 32 anni ormai in Svezia da due anni. Vivo in una cittadina svedese, Jönköping. Per i (molti) che non hanno la minima idea di dove si trovi, basta tracciare una linea immaginaria che unisca Stoccolma e Götebörg. Lì, nel mezzo, immersa tra laghi che sembrano oceani e boschi che sembrano foreste equatoriali mi trovate. Ho una grande passione per i viaggi, la storia, il calcio. Tutta roba che non dà da mangiare! Ho sempre avuto il pallino dell’esperienza all’estero ma, col senno di poi, devo ammettere che senza una grande motivazione, non credo avrei mai avuto il coraggio di lasciare tutto e ricominciare daccapo. Mi piacerebbe dire con sicurezza “e il treno io l’ ho preso e ho fatto bene” ma ho bisogno di più tempo per sbilanciarmi tanto! Vivere in Svezia mi ha fatto diventare un amante della vita all’aria aperta. Sembra contraddittorio ma solo dopo avere passato un inverno scuro e rigido puoi trovare davvero la felicità estrema in una semplice giornata di sole.

2) Da quanto tempo possiedi un blog e perché hai deciso di aprirne uno?

Da più di un anno scrivo in italiano per descrivere quello che penso della Svezia. Da qualche mese ho aperto anche un blog in lingua svedese in cui parlo dell´Italia e che mi serve anche a sponsorizzare la mia attività d´insegnante. Lo stimolo ad aprire il blog “diariodisvezia” mi è venuta dalla passione della scrittura e dal desiderio di non perdere del tutto i contatti con la madrepatria. Nonostante i soliti “Oh, non perdiamoci di vista” che si fanno al momento della partenza è molto complicato mantenere i rapporti con tutte le persone che ti vogliono bene. La corrispondenza via mail è una faccenda molto più complicata di quanto si immagini . Cosi volevo un po’ raccontare a tutti quelli che mi conoscono il nuovo mondo in cui vivo. Nel mio piccolo vorrei anche essere una sorta di guida per tutti coloro che passano dalla parola ai fatti e decidono di lasciare davvero l’Italia. E’ un passo enormemente difficile, l’intenzione è quella di essere d’aiuto verso tutti quei coraggiosi che partono allo sbaraglio per dare una svolta, di qualsiasi tipo, alla propria vita. Per ora non ho ancora ricevuto insulti pesanti, quindi credo di non avere fatto malissimo…

3) Da dove trai ispirazione per gli articoli del tuo blog?

Ho sempre chiacchierato molto con i compagni di viaggio che incontravo per la strada. Il confronto tra le diverse abitudini e le mentalità differenti erano sempre uno degli argomenti più interessanti e  popolari. Tanti dialoghi con svedesi e soprattutto i profondi confronti e a volte conflitti culturali con la mia ragazza mi han portato a scoprire le differenze e a cercare di capire le motivazioni di tali differenze, da che retroterra culturale nasce. Non sapete la lotta tra la mia mentalità leggermente macista (fortuna che non sono un estremista in questo senso) e l’uguaglianza quasi totale raggiunta dalla donna svedese, emancipata, forte e libera.  Da tutti questi confronti e scontri nascono buona parte degli spunti per gli articoli. Ma anche notizie curiose di giornale, avvenimenti importanti, fatti storici

4) Quando smetti i panni del blogger, di cosa ti occupi?

Lavoro come insegnante di italiano e faccio altri lavoretti per arrotondare. Mi sono laureato in scienze politiche ma l´arte di arrangiarsi e l´esigenza di reinventarsi per trovare una posizione in una società in cui sei automaticamente retrocesso a causa del problema linguistico mi ha portato a scoprire il mestiere dell´insegnamento. Non ho mai studiato da insegnante ma mi sono trovato molto a mio agio ad insegnare regole grammaticali e caratteristiche culturali dell´Italia, che qui in Svezia è molto popolare. All’inizio può essere leggermente noioso dedicare due ore alla pronuncia di “bruschetta” e “Michelangelo” che qui leggono rigorosamente come se l’h non ci fosse, ma non potete immaginare la soddisfazione di veder crescere il loro vocabolario e la loro espressione. E’ come creare l’universo

5) Un pregio e un difetto di Paperblog.

Mi piace paperblog. Mi  ha dato la possibilità di far conocere gli articoli che scrivevo. E´proprio questo il pregio maggiore. Individuare argomenti interessanti e dargli spazio anche se non sono parte della discussione generale, se non fanno parte degli argomenti caldi in quel momento trattati dalla maggior parte dei media. Non è facile raccontare dei difetti. Non per piaggeria o perché il sito sia perfetto, ma lo trovo comunque molto gradevole per lo scopo che si prefigge. Se si vuole trovare qualcosa da migliorare, devo dire che non mi farebbe proprio schifo essere pagato per gli articoli esposti in prima pagina. Sarebbe una bella ricompensa per tutto il tempo dedicato alla scrittura.

6) E per finire, dal tuo blog traspare un grande amore perla Svezia e quello che ha da offrire. Ci sembra che il tuo trasferimento sia un’esperienza assolutamente riuscita. Ti senti davvero così ben integrato, o l’idea di un ritorno in patria non è proprio da escludere?

La vita dell´emigrato è ben più complicata di quanto faccia trasparire sul mio blog. Ci sono spesso persone che accusano noi blogger che scriviamo dall´estero di volere dimostrare al mondo che abbiamo vinto la nostra sfida. La vera ragione non è quella, almeno nel mio caso e credo anche da parte degli altri. Scrivo per raccontare e per fare divertire. Non mi piace scrivere troppo sul mio privato e quindi raccontare in dettaglio le gioie ma anche i dolori del vivere lontano da casa. Il blog ha un tono quasi sempre ironico e leggero, non vuole essere un diario della mia vita, nonostante il titolo. Vivere in Svezia non è male ma a volte sembra strano immaginare di non vivere mai più in Italia, dove bene o male ho passato la maggior parte della mia vita, quindi non escludo nessun tipo di scelta. Specialmente le sere di febbraio più di una volta mi sono ripetuto “ma che cavolo ci faccio qua?”. Immagino sia normale nei momenti difficili. Ovvio che penso a volte a tornare indietro e poter rendere finalmente i miei genitori felici del mio ritorno, ma ci sono molte condizioni che rendono la vita molto più facile in Svezia che in Italia. Ho molti amici in Italia che si barcamenano tra un contratto e l´altro e hanno difficoltà a sopportare la vita dell´eterno precario. Lo svedese medio a 30 anni ha molte più possibilità di costruirsi casa e famiglie sicure, avendo più diritti, stabilità e salari migliori.

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