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Archive for the ‘Svedesi’ Category

La tipica estate svedese é ormai ampiamente alle spalle. Un italiano che si trasferisce  in Svezia trova sempre qualcosa di cui lamentarsi quando si parla del tempo. Troppa pioggia, troppo fresco, troppo poco sole.

La mia estate al fresco è stata dura da sopportare, ma per la mia ragazza lo è stato anche di piú. Infatti, oltre la naturale fastidio per l´estate che non arrivava c´era un giovane vecchio in casa sua(io) che non faceva altro che lamentarsi del tempo(svedese) e del governo(italiano).

Il sollievo di tornare sotto il bel sole italico è stato immenso, più delle altre volte. Il rito di ogni viaggio di ritorno è quello di voltare il viso verso il sole non appena tocco il suolo italico, una sensazione meravigliosa. Ma la situazione è degenerata anche in questo idillio. Mi sono infatti trovato nel bel mezzo del caldo torrido africano, con un ventilatore che sparava solo aria ardente ed un letto caldo come un condotto vulcanico. Risultato: due settimane di lamentele con la mia ragazza al telefono.

Una cosa di cui però volevo parlare oggi era il rapporto degli svedesi verso il freddo. Il concetto che voglio dimostrare è che gli svedesi sono talmente abituati a vivere in un clima rigido e a temperature da brividi che anche quando finalmente la temperatura raggiunge livelli decenti, trovano comunque il modo di soffrire per il freddo. Farò tre esempi della mia esperienza personale per confermare la mia tesi:

1)Pieno luglio. Giornata non proprio torrida ma accettabile. Gli svedesi sono mezzi nudi a causa dei 23 gradi. Io mi accontento del fatto di poter finalmente lasciare il golfino a casa e uscire in maniche corte. Sfortuna vuole che debba andare, proprio quel giorno, a fare la spesa al supermercato. Appena entrato, vengo assalito da una raffica di aria condizionata da far rabbrividire. Sembra tornato di colpo l´inverno. I banchi frigo sono pompati a palla a mo’ di monito verso i poveri abitanti di Jönköping: “Ricordati che il freddo è sempre in agguato”. Non ho mai più fatto la spesa con le maniche corte.

2)Gli svedesi adorano le belle giornate e gradiscono soprattutto prendere il sole, ma non quando sono in macchina. Appena si presenta una bella giornata di sole, i finestrini non vengono più tirati giù. Niente gomito sul finestrino e musica tamarra sparata in giro per la città. Qui si apre solo il condizionatore. Al massimo. Non entrate in macchina con uno svedese d´estate, passerete gelidi momenti.

3)Quando il sole finalmente sconfigge la concentrazione di nuvole che giornalmente si accaniscono contro la Scandinavia, quando finalmente diventa piacevole sdraiarsi sull’ erba e leggersi un bel libro godendosi il sole tiepido, gli svedesi devono cercare per forza la sofferenza. E così a temperature che in Italia non sarebbero di certo considerate balneari, gli svedesi si buttano in acqua qualunque sia la temperatura dell’ acqua. I risultati sono grossi raffreddori, momenti di sofferenza e grandi brividi di freddo.

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La Svezia é davvero entrata in clima natalizio. Il momento che gli svedesi attendono per esibire gli addobbi natalizi é la prima domenica d´avvento, che quest´anno é caduta di domenica 28 novembre. C´e´gente che ha talmente tanto bisogno di Natale che non ce la fa proprio ad aspettare quel giorno, iniziando a decorare l´ambiente circostante giá nei due o tre giorni che precedono l´inizio dell´avvento. Tutto sommato é comprensibile. Novembre in Svezia rappresenta il mese peggiore. Si comincia il mese con una festa inutile come Halloween, e non si prosegue di certo meglio. Il resto del mese é un continuo accorciarsi delle giornate e un costante abbassamento delle temperature. In piú, come un po´in tutta Europa, il freddo e la neve quest´anno sono arrivate prima del solito, rendendo il mese di novembre ancora piú grigio e molesto.

Tutti sono in grado di capire che un novembre freddo in Svezia non é lo stesso di un freddo dicembre nel sud Europa. C´e un famoso proverbio svedese che recita: “Non esiste il clima freddo, esistono solo cattivi vestiti” sottovalutando cosi´ la questione del clima e associandolo soltanto a una questione di scelta di vestiti. Anch´io ho iniziato a imbottirmi con guanti, cappuccino, giacca invernale, scarpe invernali sciarpa. Sono talmente incapucciato da fare impallidire il subcomandante Marcos!

Infatti la prima nevicata é stata accolta con sollievo, non potete immaginare le face sorridenti! Molti svedesi adorano l´inverno, adorano le seratine in casa mentre fuori nevica (che prese a piccolo dosi hanno il loro perché), adorano le passeggiate sulla neve nei boschi e adorano la luce che la neve porta a questo mese davvero buio e triste. I bambini poi non ne parliamo. Si sfiancano con gare all´ultimo sangue di slittino e guerre selvagge a palle di neve e sono educati sin da piccoli a passare del tempo fuori casa anche nelle condizioni peggiori. Nonostante il freddo e la neve I bambini all´asilo passano almeno piú di due ore al giorno all´aperto a farsi bagni di fango e din neve smerdata o fresca coi loro compagni. Lavoro straordinario per le povere maestre d´asilo e per I genitori che devono preparare doppi vestiti per i propri rampolli da portare all´asilo.

Dicembre in Svezia é totalmente diverso. E´il mese della luce e di certo non solo per i credenti. Santa Lucia é la giornata piú corta che ci sia ma in Svezia é luminosa quasi come il solstizio d´estate. Fiaccole, luci, addobbi natalizi. C´e il rischio di rimanetre abbagliati. Ma non solo. Come detto a inizio dicembre ciascun appartamento si riempie di luci e stelle natalizie. Per capire meglio la situazione dovete sapere che qua non esistono le tende e dove ci sono sono tenute rigorosamente aperte. Agli svedesi piace fare tutto alla luce del sole (le poche volte che splende), sará forse anche per quello che hanno una classe politica cosi´onesta. Gli svedesi si spogliano davanti alla finestra aperta, mangiano affianco a grosse vetrate, si amano e litigano, tutto o quasi sempre sotto gli occhi di tutti. Ovviamente é anche considerato villano passare vicino ad una finestra e fissare lungamente quello che succede nell´appartamento. Cercate di evitare quello che io faccio costantemente senza nemmeno pensarci.

Ora tutte le finestre emanano luci. E´davvero bellissimo! Le grosse finestre delle casette svedesi sono tutte illuminate con cadele, candelabri, stelle, alberi di natale. Sembra davvero di stare nel paese di Babbo Natale! Le luci natalizie sono quasi costantemente accese durante le ore di buio(che qua in questo periodo iniziano giá verso le 4 del pomeriggio). Si spegneranno a gennaio inoltrato, in alcuni casi persino a febbraio. Un pigrone che abita da queste parti l´anno scorso ha tolto gli addobbi natalizi solo a marzo, ma in quell caso si sfiora davvero il ridicolo.
Ecco un po´di foto che ho trovato su internet. Appena potró manderó testimonianze dirette da Jönköping….

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L´estate scorsa si é celebrato in Svezia l´evento mondano dell´anno. La dolce e bella principessa di Svezia, Victoria Ingrid Alice Desiree, figlia di Carl Gustav Folke Hubertus XVI e di Silvia Renate Sommerlath, e che da ora chiameremo solo Vittoria per comoditá, si é sposata con il suo istruttore di ginnastica, Olof Daniel Westling. Il sogno di molti uomini é trovarsi la ragazza svedese, ma lui ha davvero umiliato tutti quelli che si vantavano di questo fatto con gli amici al bar. Lui é infatti riuscito a far ribbollire il sangue rigorosamente blu della principessa di Svezia: chapou!

La sua data di nascita rappresentava giá un indizio sul suo futuro. Infatti nello stesso momento in cui emetteva il suo primo vagito, il futuro suocero Carlo Gustavo XVI diventava re di Svezia. Piú unto di cosi´…
La sua vita scorre come quella di un qualsiasi mister Andersson svedese, nascita, scuola, studenten, primi lavoretti, Volvo, cane, fabbrichetta e studi di ginnastica a tempo perso. Diventa istruttore di palestra e nel 2002 conosce la principessa Victoria in persona, di cui diventa l´allenatore personale!

Non si sa con quale battuta originale o con quali argomenti il nostro abbia conquistato la regale ragazza svedese né come il papá di lei nonché re di Svezia abbia accettato di doversi sparare la sua santissima aragosta in compagnia di un istruttore di ginnastica, si sa solo che la scorsa estate il matrimonio é stato l´evento televisivo piú seguito.

I mesi trascorsi tra il suo fidanzamento (che qui in Svezia é un rito ancora attuale) e le nozze devono essere state belle dure per il bel Daniel. Lezioni di comportamento, etichetta, galateo e tutte quelle cagate che uno si deve sparare ogni volta per diventare principe. Ma durante le nozze la sua aria timida e modesta ha spezzato il cuore di piú di una mamma svedese che avrebbe preferito vedere il futuro principe maritare la propria figliola invece di quella smorfiosa della principessa.

Dopo le nozze la sua vita da Mr Andersson é cambiata radicalmente e con i primi soldini della paghetta da principe Daniel si é rifatto il biglietto da visita che prima del matrimonio recitava solo “personal trainer” e che adesso riporta un maestoso “Sua altezza reale Principe Daniel, Duca di Västergotland, membro della famiglia reale svedese e Cavaliere dell´ordine dei Serafini”. Il Västergotland é una storica regione nel sud ovest della Svezia che si trova tra il Vättern e il Vänern, i due piu´grandi laghi svedesi e che viene rappresentata nel mondo dalla cittá portuale di Goteborg; cosa sia l´ordine dei Serafini ancora mi sfugge.

L´unico rammarico di questa felice storia é che il principino non diventerá mai re. Infatti la legge dá il privilegio della guida spirituale dello stato alla moglie Victoria. E´facile prevedere chi porterá i pantaloni in famiglia e chi invece dovrá spararsi le pulizie giornaliere nel castello di Stoccolma…

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Ogni inizio di anno accademico si ripete la lunga tradizione svedese dell’Insparken (letteralmente sarebbe calcio d’inizio). L’insparken è l’inizio della esperienza universitaria per la classe dirigente svedese del futuro. Ed è qualcosa che uno studente italiano non potrebbe mai nemmeno sognare.

Le prime due settimane universitarie, in Svezia, sono dedicate, non a noiose lezioni sul fango nelle trincee friuliane durante le prima guerra mondiale o alla storia del sistema giuridico anglo americano, ma a fare amicizia. L’unico scopo e’ quello di conoscere piu’ persone possibili per rendere la camminata universitaria piu’ divertente e agevole. Cosi’ la scuola perde quella faccia seria e istituzionale tipica di una università per trasformarsi, a volte, in teatro a luci rosse con rappresentazione a volte un po’ eccessiva di pecorine tra uomini e donne, uomini e uomini, donne e donne, uomini e animali; a volte in stadi riempiti con holligans arrapati e urlanti che strepitano e cantano a piu’ non posso senza capire nemmeno il perchè; a volte in bordelli dove l’unico pensiero è a chi porta a casa piu’ limonate o “galloni” sulla divisa.

La maggioranza dei ragazzi universitari svedesi porta infatto una divisa. Una divisa che cambia di colore a seconda del tipo di studio che si fa. Cosi’ gli insegnanti li vedi andare in giro con enormi tutone di color rosso, i seri economisti con un bel blu e i soliti ingegneri sfigati con un inguardabile verde. La divisa mostra a tutti chi sei e se decidi di non comprarla rischi di subire l’ostracismo da parte dei “ganzi” universitari, quelli dei “galloni”, appunto, concetto che adesso chiarirò.

La divisa, come detto, mostra chi sei. Quindi la divisa candida di inizio anno ha come funzione principale quella di riempirsi di cagate a fine anno. E con cagate non parlo mica solo per metafora. La regola principale è che la divisa non può essere lavata, a meno che non ci sia anche il possessore all’interno durante il lavaggio. Il che porta odori micidiali per buona parte dell’anno scolastico.
Ogni festa che fai hai diritto a una piccola toppa da cucire sulla tuta per urlare a tutti il tuo“io c’ero!”; se durante una di queste feste riesci a scambiare “liquidi” con la fortunata o il fortunato di turno, hai il diritto e dovere morale di scambiarti la manica destra che quindi cambierà colore se si decide di tradire le ragazze del proprio corso che correre dietro a piu’ invitanti o piu’ disponibili gonnelle; se sei talmente bravo e fortunato da raggiungere il risultato finale della tenzone amorosa, potrai bullarti con gli amici al bar mostrando invece che le mutandine della fortunata, lo scambio avvenuto della gamba del pantalone sinistro.

L’Insparken va avanti di solito per una decina di giorni. La prima mattina vedi tanti ragazzi emozionati e timidi come al primo giorno di scuola, un po’ spaventati per le nuove esperienze che stanno per cominciare e per tutte le facce nuove e ostili che si vedono intorno. Poi si incomincia con l’organizzazione di giochi per i bambinoni universitari. Le belle corse coi sacchi di una volta, la nuotata nel gelido lago, la creazione di prototipi da farre sfrecciare su piste fatte apposta per l’occasione e la mai dimenticata caccia al tesoro. I ragazzi cominciano a fare gruppo e a trattarsi vicendevolmente come se si conoscessero da una vita. Frasi del tipo “Sai com’è fatto Daniel, no?”, oppure con un sorriso compiaciuto “E’ tipico di Maria!”, incominciano a comparire frequentemente.
E poi la sera si parte coll’alcool e si passa all’anarchia totale. La sera ci si incontra soprattutto per bere e per cuccare. Quindi i giochi non sono cosi’ strutturati: c’è il famoso beer pong, dove compito principale è riuscire a fare centro su un campo di ping pong con una pallina nel bicchiere dell’avversario, che come penitenza dovrà tracannarsi il bicchiere fino all’ultima goccia. Ci sono i famosi giochi con le carte dove l’unico obiettivo e’ raggiungere un tale stato di stordimento da poter almeno raggiungere l’obiettivo minimo stagionale, che è almeno una limonata durante l’inspen. Se fai di meno sei out. Se non bevi non ne parliamo. Se sei gay…benvenuto, quo non si fa troppa distinzione, “àddò coglio, coglio”, per usare una tipica espressione della Lapponia.

Ma chi organizza questo insparken? L’Insparken è organizzato dai“fadder”(padri), ragazzoni che provengono dalle classi superiori e che hanno ottenuto la carica non certo per meriti accademici. I fadder si trovano ben una settimana prima con le loro tutone piene di distintivi per organizzare tutto al meglio e anche per entrare in allenamento alcolico e non fare la meschina figura dei pivelli quando le vere spine entreranno in competizione con loro. I fadder accolgono i nuovi studenti con discorsi che prendono nettamente il sopravvento sul povero professore phd, con tre lauree, cento articoli pubblicati e che parla sei lingue. I primi cinque minuti sono dedicati al grigio professore, poi loro prendono il sopravvento, minacciando gli studenti del fatto che sta per iniziare il periodo piu’ bello della loro vita e che gli conviene divertirsi, altrimenti la faranno pagare. Nel giro di mezz’ora la parola “divertente” è abusata dalle dieci alle venti volte. Cosi’, dato il via alla festa che dovrà dimostrare quanto bravi siano questi fadder, li vedi attaccare ogni studente che non abbia il sorriso stampato in faccia, rimproverare tutti coloro i quali non gridano abbastanza forte e chiedere seriamente spiegazioni a queste persone su qiali siano i loro problemi e come il fadder possa risolverli. Di solito il consiglio paterno consiste nel bere altra birra.

Il culmine del tutto, qua a Jönköping è la festa in piscina. La festa in piscina è la piu’ grande del Nord Europa . Centinaia di ragazzi e ragazze in costume da bagno completamente ubriachi che ballano come technostronzi con musica a palla. Come credete che finisca? Grande mostra di carnazza, un paio di ricoverati in ospedale, qualche rissetta, grossi limoni. Finalmente comincia la vita accademica!

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Ritorno in terra svedese dopo la lunga pausa pasquale in Italia. In pochi giorni ne sono successe parecchie: due visi noti della televisione italiana sono passati a miglior vita, le elezioni sono state uno sbaraglio geografico totale, la pioggia mi ha ricordato quanto idealizzi “o’ paese du sole” quando mi trovo lontano dall’Italia per poi venire ripagato con diluvi e temporali una volta tornato. I miei amici tirano fuori l’ombrello e ritirano dentro gli abiti estivi ogni volta che sanno di un mio ritorno. C’è anche da dire che dopo il mio passaggio per Como sono stati trovati due cadaveri tra le acque del suo lago.

In Svezia è scoppiata la primavera. Il ghiaccio che ci ha attanagliato un intero inverno è finalmente scomparso. Rimane soltanto una gigantesca montagna di neve nera che al tempo fu accumulata fuori dall’autostrada con tutta la neve spazzata dalle strade e che probabilmente ci accompagnerà fino ad agosto.

Gli svedesi perdono la testa quando viene il bel tempo. All’inizio li prendevo in giro e li trovavo ridicoli, adesso devo dire che, dopo un anno di Svezia, mi trovo a fare cose che solo pochi mesi fa trovavo stravaganti.
La regola con i primi caldi primaverili è stare all’aperto. Non importa se per fare questo ti ci vogliano una o piu’ coperte sulle spalle. Se esce il primo sole nessun vero svedese può starsene al chiuso a casa e sentirsi a posto con la propria coscienza. Il primo caldo stagionale, e parliamo di sette gradi, non è di certo passato inosservato anche ad un passante distratto come me, visto che, in giro per le strade, non c’era tavolino all’aperto che non fosse occupato da “lucertole” svedesi intenti a prendersi la propria parte di bramato sole.

L’obbligo di uscire quando fa caldo, specie in estate, può portare eccessi. Per esempio che lo svedese si stufa di stare all’aperto per tanti giorni di seguito, ma non può scendere a patti con se stesso e decidere di stare chiuso in casa con una giornata di sole. Cosi’ comincia a desiderare finalmente una pausa piovosa che gli eviti questi problemi di coscienza per potere tornare nuovamente alle sue attività quotidiane fatte tra le quattro mura.

Non c’è cosa piu’ bella delle giornate che si allungano dopo tanta oscurità, della natura che rifiorisce dopo un tale lungo inverno, delle strade e dei parchi che si ripopolano. La bandiera svedese ed i suoi colori, giallo e blu, rappresenta il sole e le acque di questa terra. E’ una bandiera adatta solo a questa stagione. Inizia ora il periodo migliore per visitare la Svezia. Affrettatevi, tra quattro mesi potrebbe essere già troppo tardi.

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