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Archivio per la categoria ‘Giovani’

Ogni inizio di anno accademico si ripete la lunga tradizione svedese dell’Insparken (letteralmente sarebbe calcio d’inizio). L’insparken è l’inizio della esperienza universitaria per la classe dirigente svedese del futuro. Ed è qualcosa che uno studente italiano non potrebbe mai nemmeno sognare.

Le prime due settimane universitarie, in Svezia, sono dedicate, non a noiose lezioni sul fango nelle trincee friuliane durante le prima guerra mondiale o alla storia del sistema giuridico anglo americano, ma a fare amicizia. L’unico scopo e’ quello di conoscere piu’ persone possibili per rendere la camminata universitaria piu’ divertente e agevole. Cosi’ la scuola perde quella faccia seria e istituzionale tipica di una università per trasformarsi, a volte, in teatro a luci rosse con rappresentazione a volte un po’ eccessiva di pecorine tra uomini e donne, uomini e uomini, donne e donne, uomini e animali; a volte in stadi riempiti con holligans arrapati e urlanti che strepitano e cantano a piu’ non posso senza capire nemmeno il perchè; a volte in bordelli dove l’unico pensiero è a chi porta a casa piu’ limonate o “galloni” sulla divisa.

La maggioranza dei ragazzi universitari svedesi porta infatto una divisa. Una divisa che cambia di colore a seconda del tipo di studio che si fa. Cosi’ gli insegnanti li vedi andare in giro con enormi tutone di color rosso, i seri economisti con un bel blu e i soliti ingegneri sfigati con un inguardabile verde. La divisa mostra a tutti chi sei e se decidi di non comprarla rischi di subire l’ostracismo da parte dei “ganzi” universitari, quelli dei “galloni”, appunto, concetto che adesso chiarirò.

La divisa, come detto, mostra chi sei. Quindi la divisa candida di inizio anno ha come funzione principale quella di riempirsi di cagate a fine anno. E con cagate non parlo mica solo per metafora. La regola principale è che la divisa non può essere lavata, a meno che non ci sia anche il possessore all’interno durante il lavaggio. Il che porta odori micidiali per buona parte dell’anno scolastico.
Ogni festa che fai hai diritto a una piccola toppa da cucire sulla tuta per urlare a tutti il tuo“io c’ero!”; se durante una di queste feste riesci a scambiare “liquidi” con la fortunata o il fortunato di turno, hai il diritto e dovere morale di scambiarti la manica destra che quindi cambierà colore se si decide di tradire le ragazze del proprio corso che correre dietro a piu’ invitanti o piu’ disponibili gonnelle; se sei talmente bravo e fortunato da raggiungere il risultato finale della tenzone amorosa, potrai bullarti con gli amici al bar mostrando invece che le mutandine della fortunata, lo scambio avvenuto della gamba del pantalone sinistro.

L’Insparken va avanti di solito per una decina di giorni. La prima mattina vedi tanti ragazzi emozionati e timidi come al primo giorno di scuola, un po’ spaventati per le nuove esperienze che stanno per cominciare e per tutte le facce nuove e ostili che si vedono intorno. Poi si incomincia con l’organizzazione di giochi per i bambinoni universitari. Le belle corse coi sacchi di una volta, la nuotata nel gelido lago, la creazione di prototipi da farre sfrecciare su piste fatte apposta per l’occasione e la mai dimenticata caccia al tesoro. I ragazzi cominciano a fare gruppo e a trattarsi vicendevolmente come se si conoscessero da una vita. Frasi del tipo “Sai com’è fatto Daniel, no?”, oppure con un sorriso compiaciuto “E’ tipico di Maria!”, incominciano a comparire frequentemente.
E poi la sera si parte coll’alcool e si passa all’anarchia totale. La sera ci si incontra soprattutto per bere e per cuccare. Quindi i giochi non sono cosi’ strutturati: c’è il famoso beer pong, dove compito principale è riuscire a fare centro su un campo di ping pong con una pallina nel bicchiere dell’avversario, che come penitenza dovrà tracannarsi il bicchiere fino all’ultima goccia. Ci sono i famosi giochi con le carte dove l’unico obiettivo e’ raggiungere un tale stato di stordimento da poter almeno raggiungere l’obiettivo minimo stagionale, che è almeno una limonata durante l’inspen. Se fai di meno sei out. Se non bevi non ne parliamo. Se sei gay…benvenuto, quo non si fa troppa distinzione, “àddò coglio, coglio”, per usare una tipica espressione della Lapponia.

Ma chi organizza questo insparken? L’Insparken è organizzato dai“fadder”(padri), ragazzoni che provengono dalle classi superiori e che hanno ottenuto la carica non certo per meriti accademici. I fadder si trovano ben una settimana prima con le loro tutone piene di distintivi per organizzare tutto al meglio e anche per entrare in allenamento alcolico e non fare la meschina figura dei pivelli quando le vere spine entreranno in competizione con loro. I fadder accolgono i nuovi studenti con discorsi che prendono nettamente il sopravvento sul povero professore phd, con tre lauree, cento articoli pubblicati e che parla sei lingue. I primi cinque minuti sono dedicati al grigio professore, poi loro prendono il sopravvento, minacciando gli studenti del fatto che sta per iniziare il periodo piu’ bello della loro vita e che gli conviene divertirsi, altrimenti la faranno pagare. Nel giro di mezz’ora la parola “divertente” è abusata dalle dieci alle venti volte. Cosi’, dato il via alla festa che dovrà dimostrare quanto bravi siano questi fadder, li vedi attaccare ogni studente che non abbia il sorriso stampato in faccia, rimproverare tutti coloro i quali non gridano abbastanza forte e chiedere seriamente spiegazioni a queste persone su qiali siano i loro problemi e come il fadder possa risolverli. Di solito il consiglio paterno consiste nel bere altra birra.

Il culmine del tutto, qua a Jönköping è la festa in piscina. La festa in piscina è la piu’ grande del Nord Europa . Centinaia di ragazzi e ragazze in costume da bagno completamente ubriachi che ballano come technostronzi con musica a palla. Come credete che finisca? Grande mostra di carnazza, un paio di ricoverati in ospedale, qualche rissetta, grossi limoni. Finalmente comincia la vita accademica!

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Qualche anno fa il ministro dell’economia italiano del tempo, Tommaso Padoa Schioppa, rese popolare e fece entrare nell’uso quotidiano la parola “bamboccioni”, per riferirsi ai giovani italiani che non lasciano casa di mammà prima dei 30 anni. La storia dei ragazzi italiani mammoni è famosa anche all’estero. Spesso i giovani italiani sono etichettati in quel modo.

Volevo parlare un poco delle condizioni dei giovani svedesi. Si fa un gran parlare di come al Nord a vent’anni i ragazzi hanno già una casa e un lavoro.

Alcuni dati

-Al momento della nascita di un individuo, lo stato svedese dà un contrìbuto per ogni bambino pari a 100 euro, ogni mese, finchè il ragazzo o la ragazza vichinga non abbia compiuto 19 anni. Il che significa contribuire inizialmente per spese come pannolini, vestitini, cibo e tutto il necessario per un neonato. Quando il ragazzo cresce, diciamo intorno ai 13 anni, quei soldi si trasformano in “paghetta”. A 13 anni magari i ragazzi hanno solo 3 euro di quei cento mensili, ma dopo i 15 – 16 anni i ragazzi si trovano a ricevere l’intero ammontare della cifra, arrivando ad accumulare un bel capitale alla fine del periodo scolastico

-La scuola in Svezia, a tutti i livelli e per tutte le facoltà, è completamente gratuita. Non solo scuole primarie e secondarie, ma addirittura università e master. Non solo. Fino al periodo delle scuole superiori lo stato paga anche libri, quaderni, diari e persino le penne per scrivere e i compassi. In Italia i ragazzi già dalle elementari devono portarsi la carta igienica da casa.

-Durante l’università lo stato svedese dà un contributo-studio ad ogni singolo studente pari a circa 250 euro mensili. In aggiunta a quei soldi i ragazzi possono chiedere un prestito agevolato sempre allo stato pari fino a 500 euro mensili. Il prestito verrà ovviamente restituito nell’arco della vita, ma i soldi verranno resituiti solo nei periodi lavorativi. I periodo di disoccupazione non portano obblighi verso il pagamento di tale prestito. Si capisce come con i classici 700 euro mensili si possa decidere di trovare casa ben prima dei 30 anni.

-In estate tutti i ragazzi svedesi lavorano, a partire dall’età di 15-16 anni. Le condizioni economiche sono favorevoli, perchè tutte le persone che partono per le vacanze non lasciano il posto vuoto, ma vengono sostituiti da lavoratori stagionali, appunto estivi, costituiti per la maggior parte da studenti. Gli stipendi svedesi sono piuttosto alti, il che significa che ogni estate i ragazzi mettono via un po’ di soldi per viaggiare durante l’anno e per le spese quotidiane.

Per completezza bisogna però aggiungere che gli svedesi sono responsabilizzati sin dalla giovane età. Se lavorano ma sono a casa dei genitori, devono lasciare una percentuale dello stipendio per la cura della casa e per il cibo che consumano. Dai 20 anni in su i genitori cominciano a spingere i ragazzi a trovarsi un lavoro e andarsene di casa. Le scuole svedesi, insieme alle materie consuete, insegnano come curare la casa, come cucinare, come stirare e come fare le classiche riparazioni casalinghe. Questo porta conseguenze sul livello culturale medio(ma non credo che il livello culturale medio dei nostri ragazzi sia cosi’ superiore, anzi…) ma li aiuta a non ritrovarsi disperati nel momento di cominciare a vivere da soli. Inoltre c’è qua l’abitudine di trovarsi un lavoro subito dopo il liceo e ben prima di iniziare l’università si mettono via i soldi e si prende tempo per il futuro. Aggiungo che gli svedesi prendono spesso un anno sabbatico di viaggio(avendo accumulato già a 18 anni un bel po’ di denaro) per viaggiare e lavorare all’estero. Questo li fa crescere come persone e gli fa conioscere le lingue straniere perfettamente.

Il sistema funziona bene, secondo il mio modo di vedere. Funziona bene per un principio semplice e fondamentale. Qui tutti pagano le tasse. Se tutti pagano le tasse, tutti hanno benefici e la società funziona. Come già detto qui si ha l’ostracismo morale verso le persone che non contribuiscono al benessere collettivo col pagamento delle tasse. E’ una splendida lezione da imparare.

Oggi è la festa della Repubblica in Italia, voglio ricordare la costituzione italiana, in particolare l’articolo 53: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

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La Svezia ha le proprie tribu’ giovanili. Il quadro è variopinto e passabile di correzione. Per tutti voi ecco una breve descizione

-I BRATT: Sono l’equivalente dei nostri fighetti, o “Sancarlini” come li chiamiamo a Milano. Spendono i soldi di papà in vestiti supercostosi . Il nome è preso dall’inglese e significa in slang “bambino viziato”. Vestiti firmati, occhiali da sole, capelli sempre all’ultima moda, cervello vuoto. Questo è l’identikit del perfetto brat

-INDIE/POPPARE: Persone che si distinguono dalla massa perchè rifuggono, almeno musicalmente, il mainstream e ascoltano soprattutto musica indipendente tipo “Belle and Sebastian”, “Iron and Wine”, “The Shins”, “Decemberists”, “The Strokes” ma non rifuggono gruppi piu’ popolari come i Coldplay. Indossano vestiti originali ottenuti da abiti usati a suo tempo da mamme e nonne e resi moderni con aggiunte creative. Lo stile è davvero cool con pantaloni attillattissimi anche per i ragazzi e magliette a strisce orizzontali

-FJORTIS: Letteralmente quattordicenni. Il termine è usato per riferirsi all’atteggiamente tipico del quattordicenne bullo che ha appena imparato un paio di lezioni dalla vita e per questo si atteggia a uomo vissuto. Lo stereotipo è usato per gli uomini. Le ragazze “Fjortis” hanno chili di trucco quando escono e come unici argomenti di conversazione hanno i ragazzi e le figuracce fatte. Tutto è pinsam(imbarazzante) per loro. A volte queste persone crescono e diventano brat a volte rimangono a questa condizione

-EMO: Questo termine credo sia conosciuto anche in Italia. Persone dark che usano vestiti rigorosamente neri e tanto trucco. Anche i maschi si truccano con rimmel nero e rossetto rosso. Gli Emo pensano sempre a quanto la vita sia una merda e si riconoscono nella foto di classe perchè sono quelli che guardano sempre in basso con una espressione da giovane Werther e che hanno a volte la lacrima dipinta sul viso come moderni Pierrot. Ascoltano musica deprimente e vedono con simpatia il periodo “Ziggy Stardust” di Dawid Bowie e la sua figura ambigua

-VÄNSTER: Sono le persone impegnate politicamente a sinistra. Non comunisti, da queste parti non hanno troppo successo, ma tutto il cosmo che sta a sinistra dei socialdemocratici. Sono sempre ambientalisti, a volte animalisti e vegetariani. Hanno atteggiamenti anarcoidi e sono sempre i primi ad intervenire durante le discussioni concitate a scuola. Hanno spesso uno stile indie e ascoltano la stessa musica, quindi a volte si ritrovano negli stessi posti

-KRISTEN: Sono i cristiani. Da queste parti essere cristiani è una scelta oltre che una sfida. La Svezia è uno dei paesi piu’ atei del mondo per cui a scuola il dichiararsi cristiani può portare a fenomeni di bullismo. All’interno di una classe spesso solo una o due persone si dichiarano tali. Il mondo dei cristiani è davvero variegato e può diventare anche estremo esistendo in Svezia le Chiese libere.

-BONDE: Espressione del dialetto di Jönköping che letteralmente significa contadino. Sono quelli che non vengono dalla grande città ma dai paesini vicini. Spendono il loro tempo a lavorare sui loro trattori con cui al venerdi’ sera sfrecciano con la radio a palla e lo snus regolarmente in bocca. Sono zotici e ignoranti ma anche semplici e affabili.

-RAGGARE: Sono quelli che seguono la moda degli anni ‘50. Capelli all’indietro, gel a chili, snuss in bocca, macchine d’epoca. Spesso si congiungono con i bonde. Passano i loro venerdi sera a cavallo delle loro sfreccianti automobili lanciando occhiate a tutta la gente che passa o urlando dietro le ragazze. Adorano ovviamente Elvis e tutta la musica country svedese e americana

-NERD: Qui nell’accezione di sfigati. Sfigati per scelta, non per circostanza. Scelgono uno stile volutamente classico, occhialoni e camicie a righe o a quadretti con gilè e vengono rispettati, invece che presi a mazzate come succederebbe in Italia, per la loro scelta ed il loro coraggio di portarla avanti

Come avete potuto leggere in Svezia non c’è il corrispondente giovanile del tamarro, o truzzo, o zarro o come li si voglia chiamare. E devo dire che è proprio un gran bel vivere!!

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